"Storie di viaggio" alla ricerca di villagi francesi
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L'incontro con Renoir
De Gaulle e Diderot
GIÒ REZZONICO


La seconda parte di questo viaggio (per la prima parte si veda il Caffè di settimana scorsa), pur continuando ad attraversare pittoreschi villaggi di campagna attorniati da campi coltivati e da vigneti, si caratterizza soprattutto per gli aspetti storico-culturali e ci permette di fare tre interessanti incontri con personaggi di grande calibro: Renoir a Essoyes, il generale De Gaulle a Colombey-les-Deux-Églises e infine il filosofo Diderot a Langres.

Nell’atelier di Renoir
In meno di un’ora di automobile da Troyes si arriva a Essoyes, villaggio della moglie di Renoir e della sua cugina Gabrielle, la modella preferita. Qui il pittore trascorreva i mesi estivi. Si possono visitare lo studio e la casa, che si raggiungono con una breve passeggiata lungo le pittoresche viuzze del borgo partendo dalla piazza principale, dove si trova l’Espace Renoir, un’esposizione che ripercorre la vita dell’artista e quella della sua famiglia attraverso riproduzioni di sue opere.
Il figlio Jean Renoir, grande cineasta, nel suo libro "Renoir, mio padre" (Edizioni Adelphi 2015) ripercorre i momenti felici delle estati trascorse in famiglia nel villaggio della Champagne. "Mio padre stava bene a Essoyes, e, mentre ricopriva di colori la tela, si godeva la nostra compagnia e quella degli abitanti del villaggio". Comunque "lo si vedeva poco. Se ne andava da solo a disegnare nei campi". La famiglia Renoir trascorreva in campagna ogni estate, ma con il passare degli anni la salute del pittore peggiorava, "si muoveva con sempre maggiore difficoltà… ma mia madre invitava molti amici e circondava mio padre di quella vita che tanto amava e che non poteva oramai più andare a cercare fuori". "Quando lavorava in casa - prosegue il figlio Jean - noi ci disperdevamo e andavamo a divertirci con gli amici che avevamo in paese. A meno che non fossimo chiamati per posare, non entravamo nello studio. Mia madre, invece, andava spesso a trascorrervi una o due ore". "Il ritorno da Essoyes era triste - racconta ancora Jean -: il cavallo Cocò ci portava fino a Polisot, a 12 chilometri, dove passava la ferrovia".
Incuriositi dalla descrizione di una gita della famiglia Renoir a Les Riceys, proseguiamo in quella direzione e la sera ceniamo forse nella stessa osteria in cui Pierre-Auguste "si gustò il pollo in casseruola e i pois mange-tout avec des grelons, ovvero i piselli cotti con il lardo e si bevve più di una bottiglia di Pinot rosato".

Nell’eremo di De Gaulle
Il mattino ci attardiamo a Les Riceys, un villaggio "avec du caractère" come viene presentato sui cartelloni stradali man mano che ci si avvicina. Sobrio, con case in sasso grigio, alti muretti che demarcano le proprietà come in Toscana, chiese imponenti e romantici ruscelli affluenti della Senna, è un borgo affascinante e famoso per il suo rosato, considerato uno dei migliori di Francia, proprio quello di cui parla Jean quando descrive la gita della famiglia Renoir.
Un centinaio di chilometri su belle strade di campagna ci separano da un altro austero villaggio campagnolo con le case in sasso: Colombey-les-Deux-Églises. Il generale De Gaulle, uno dei padri della Francia moderna, aveva costruito qui il suo eremo nel 1921, a metà strada tra Parigi e le guarnigioni francesi, dove il giovane colonnello, militare di professione, prestava servizio. Dapprima casa di vacanza, in seguito residenza primaria, alla Boisserie De Gaulle ha trascorso i momenti più significativi della sua vita, "alla ricerca di riflessione e di serenità" e ha scritto le sue memorie nello studio con idilliaca vista sulla campagna. Fu pure qui che nel 1958 ospitò il cancelliere Konrad Adenauer per suggellare la riappacificazione tra Francia e Germania "in un ambiente familiare" ritenuto "più significativo del decoro di un palazzo".
Per sua volontà il generale è stato sepolto a Colombey-les-Deux-Églises in una semplice e austera tomba che reca unicamente la scritta "Charles De Gaulle". Nello stesso villaggio Georges Pompidou, il politico che gli succedette all’Eliseo, inaugurò nel 1972 un’imponente croce di Lorena alta oltre 44 metri che domina la regione. Risale invece al 2008 il modernissimo museo "Mémorial Charles de Gaulle", dove si può trascorrere un’intera giornata senza annoiarsi. Visitandolo si ripercorre la storia francese del XX secolo con l’ausilio di foto, filmati, animazioni, che rendono il percorso estremamente interessante.

Un secolo di storia
Si parte dalla prima guerra mondiale quando De Gaulle venne abbandonato dai suoi compagni sul campo di battaglia a Verdun pensando che fosse morto; in seguito fu fatto prigioniero dai tedeschi. Terminata la guerra De Gaulle si oppose alle strategie difensive del ministro Maginot, che sperava di tenere lontana la minaccia tedesca con la famosa linea fortificata che portava il suo nome. Linea che venne facilmente aggirata da Hitler, come De Gaulle aveva temuto, per invadere la Francia nel 1939. E mentre il maresciallo Pétain si apprestava a collaborare con l’occupante, De Gaulle da Londra lanciò un appello per evitare la resa e continuare la lotta contro il fascismo. Lotta che egli proseguì dall’estero: dapprima da Londra, in seguito dai territori delle colonie francesi, creando a Brazzaville, in Congo, la prima capitale della Francia libera, fino alla liberazione di Parigi del 26 agosto 1944. Seguirono l’elezione all’unanimità alla presidenza del governo, le dimissioni da questa carica nel 1946 e il ritorno al potere 12 anni più tardi alla testa del Rassemblement du peuple français. Nel 1968, travolto dai movimenti giovanili, uscì dalla scena politica in seguito alla sconfitta in un referendum che si era trasformato di fatto in una votazione pro o contro di lui. Due anni più tardi, il 9 novembre 1970, la morte.

La città natale di Denis Diderot
La strada che collega Colombey-les-Deux-Églises a Langres, città natale del filosofo Denis Diderot, passa per Chaumont, un borgo medievale che merita una breve visita. In particolare in una cappella funeraria della basilica di St-Jean-Baptiste si può ammirare un gruppo di undici statue policrome del Quattrocento di grandezza naturale. I personaggi sono di un’espressività notevole, come quelli di un altro gruppo scultoreo considerevole che avevamo ammirato nella chiesa di Saint Jean-Baptiste di Chaource, poco distante da Essoyes. Due esempi eccezionali della ricchezza scultorea della regione.
La grande attrattiva di Langres è invece rappresentata dalla sua cinta muraria fortificata lunga 4 chilometri, che abbraccia tutta la città e offre un piacevole percorso con splendidi punti panoramici sulla regione agricola circostante. La cittadina è graziosa. La piazza principale è dedicata al suo cittadino più celebre, Denis Diderot, che troneggia al centro immortalato in una statua dallo scultore Bartholdi.

il padre del pensiero moderno
Nel 2013, in occasione del terzo centenario della sua nascita, all’importante filosofo, nella cornice di una splendida residenza, è stato dedicato un modernissimo museo (Maison des Lumières), in cui il visitatore può interagire con il personaggio grazie a moderne tecniche digitali. Si percorre così la vita e l’opera di questo grande uomo destinato dalla famiglia alla vita ecclesiastica, ma che diventerà invece un simbolo del rinnovamento. Osteggiato dalla chiesa e dal potere costituito fino al punto da venire rinchiuso in carcere, attraverso l’istruzione e la cultura Diderot voleva rendere cosciente il popolo e allontanarlo dall’oppressione della fede e del potere dispotico. Grande anticipatore del pensiero moderno, già nel Settecento auspicava l’emancipazione della donna e la democraticizzazione degli studi. Spirito libero, romanziere, critico d’arte, drammaturgo, uomo di scienza, era interessato al progresso scientifico, alla scoperta di nuovi continenti e di culture diverse, alla circolazione delle idee grazie ai nuovi mezzi di trasporto e combatteva ogni tipo di intolleranza religiosa o politica.
Il suo capolavoro fu l’"Encyclopédie ou Dictionnaire raisonné des sciences, des arts et des métiers": la più importante opera editoriale del suo secolo, che comportò la pubblicazione di 35 volumi sull’arco di un trentennio a metà Settecento. Vi furono coinvolti oltre mille lavoratori tra fabbricanti di carta, tipografi, disegnatori, rilegatori, stampatori e naturalmente gli estensori degli articoli tra i quali figurano personaggi di spicco dell’epoca, ad iniziare da Jean Jacques Rousseau.
L’obiettivo della pubblicazione era quello di cambiare il modo di pensare diffondendo una nuova filosofia. Come? Raccogliendo il maggior numero possibile di conoscenze da trasmettere ai contemporanei e alle future generazioni nella speranza "che i nostri nipoti, diventando più istruiti, siano al tempo stesso più virtuosi e felici".  (2. Fine. La puntata precedente
è stata pubblicata sul Caffè del 13 agosto)
20.08.2017


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