L'ex pg Balestra boccia il ritorno della "materia" Civica
"Ecco come maturare
un vero spirito critico"
STEFANO PIANCA


Il 24 settembre voterò ‘no’ per non separare l’insegnamento della civica dall’educazione civile". Lontani gli anni della magistratura, oggi l’ex procuratore generale Bruno Balestra, 67 anni, si occupa di formazione e di nuovi punti di vista sull’organizzazione del convivere umano. "In un cantone che registra, anche fra i giovani, tassi di partecipazione al voto fra i più alti, per alcuni l’iniziativa diventa occasione per un voto di sfiducia contro la classe dei docenti rea, secondo loro, di non insegnare più come una volta e di affossare la democrazia".
Verrebbe da dire democrazia di chi?
"La domanda sembra provocatoria ma non lo è. Democrazia è una parola astratta, è l’esperienza diversa di ognuno che le dà significato concreto e può arricchirla. La democrazia ateniese, ad esempio, era suddivisa in caste, termine che emerge ancora se si ha una visione piramidale del potere, ed escludeva donne schiavi e stranieri".  
Non assistiamo a una strumentalizzazione del concetto di democrazia?
"La forza e la ricchezza del ‘potere del popolo’ dipende dal numero dei suoi partecipanti e da sempre si scontra con le oligarchie di pochi. Assicurarsi i voti con minacce o promesse di protezione, sguinzagliare galoppini, che reclutavano i più deboli in cambio di un obolo, o un posto di lavoro, comperare o scambiare voti, sono modi di intendere la democrazia non cosi lontani nel tempo. Una lotta di potere che misura il bene comune in funzione del proprio e perciò ritiene che anche le scelte degli altri difendano solo un malcelato interesse personale".
Come intendere la democrazia?
"La democrazia non è una nozione statica già acquisita ma un cammino comune. Senza la storia, che già Cicerone riteneva maestra di vita, anche la civica evapora in un concetto astratto. Tanto più perché l’organizzazione civica di diritti e poteri istituzionali non regola né il quarto potere, e non mi riferisco alla libertà di stampa, né gli oligopoli che oggi più influiscono sulle decisioni. Un’educazione civica isolata non dà vera comprensione degli interessi in gioco".
Perché questa Civica sarebbe un’arma spuntata?
"Il potere è legato al sapere e alla capacità di saper scegliere, alla qualità del voto, perciò contesto un insegnamento che lo vuol circoscrivere e limita di fatto la capacità di intendere e volere. Un insegnamento che crea illusioni, false aspettative e svia sempre più il cittadino dall’impegno democratico verso le abili propagande che preferiscono l’esclusione al dialogo costruttivo. Educare alla democrazia è educare alla libertà di scegliere, offrire strumenti pratici per riflessioni critiche a 360,° per questo è forzatamente trasversale e non deve essere limitata".
Qual è la pecca maggiore del nozionismo civico?
"Quella di essere una teoria statica che non offre scelte. Oggi la civica va affrontata nell’esperienza vissuta in un contesto transdisciplinare. È punto di partenza per permettere ai ragazzi di riflettere anche sugli aspetti citati prima, che ritrovo nel famoso rapporto Supsi. Un rapporto che trae conclusioni contrarie a quelle dei fautori dell’iniziativa e sconsiglia il divorzio dalle altre materie proprio perché senza di loro la civica si svuota di significati, diventa indefinibile e non misurabile".
Invece oggi siamo ai fronti contrapposti. Perché?
"Il cuore del problema a mio avviso è proprio questa diversa concezione di democrazia e educazione. Per me la democrazia è un percorso continuo di relazioni da migliorare e arricchire con un’educazione storica e transdisciplinare all’ascolto reciproco, per formare uno spirito critico libero e civile. Non è l’imposizione di un modello statico che "clonerebbe" solo sudditi. Se così fosse i poveri e le donne non avrebbero ottenuto la dignità del voto. Per questo voto no!".

s.pi.
17.09.2017


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