Le nuove forme di comunicazione digitale
Una corrente interattiva
di notizie navigabili
EZIO ROCCHI BALBI


Un futuro fatto sempre più di mappe interattive e notizie navigabili, news a colpi di blog, social, motori di ricerca. "E il bello deve ancora venire", come assicura l’esperto di visual journalism David McCandless. Del resto che le notizie del futuro, o meglio, il futuro delle notizie sia pane digitale e dettato dalle intelligenze artificiali è previsione logica anche per Richard Gingras, direttore delle news e dei social di Google. "I cosiddetti ‘big data’ possono dirci molto sulla realtà delle cose e con una precisione che non è mai esistita prima - è l’opinione di Gingras -. Se vengono usati a fini commerciali, perché non adoperarli per raccontare il mondo?".
Ed è un’obiezione non da poco, visto che è sollevata dal "capo" di Google News, forse il "giornale" più grande del mondo visto che ogni settimana offre l’opportunità, a più di un miliardo di visitatori unici, di leggere articoli in 45 lingue diverse, scritti da giornalisti presenti in 72 Paesi. Ma parlare di articoli "scritti" è solo una forma convenzionale. Non è un caso, infatti, che già due anni fa il World Editors Forum abbia nominato il "giornalismo automatizzato" come un nuovo trend delle redazioni. Una tecnologia che è diventata a tutti gli effetti "mainstream", una corrente da seguire. Così l’agenzia Associated Press ha quasi completamente automatizzato le sue news sui risultati aziendali delle imprese e il podcast Planet Money di Npr (che riunisce 900 emittenti radio negli Usa) ha messo in competizione uno dei più esperti reporter dell’emittente con un algoritmo per scrivere una notizia. Test effettuato anche dal New York Times, trasformando il tutto in un quiz e chiedendo ai lettori di indovinare se un particolare articolo fosse stato scritto da un umano o se fosse stato invece generato da un algoritmo.
Ma nessuno degli addetti ai lavori vede i giornali, nella loro tradizionale forma cartacea, nella parte dello sconfitto. "Il vero sconfitto della post-verità è il giornalismo in generale - dice Guido Romeo, docente esperto di data visualization, ospite all’International Journalism Festival -. Non usare questi mezzi oggi è come andare a parlare di politica con un sindaco senza il bilancio davanti".
E tra i nuovi strumenti, che valgono né più né meno di un reportage, c’è anche la visualizzazione delle espressioni facciali. Come la mappa "emozionale" realizzata sui candidati alle presidenziali Usa del 2016 ed elaborata da The Thing, la sezione data journalism del magazine Quartz. "Credo nella nuova tecnologia che rimpiazza la vecchia - dice Sara Slobin, visual editor di The Thing -. Il nostro lavoro è mostrare il lato umano dei big data. Lavorando con i ‘data’ siamo in grado di confrontare in tempo reale le economie globali, così come in politica non analizziamo il singolo Paese quanto quel che succede ai suoi confini, zigzagando per offrire nuove tracce".
Forse dovremo abituarci a nuovi stili di scrittura, a una nuova narrazione, nuove forme di dare la notizia anche se frutto di dati digitali.
17.09.2017


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