Quattro scrittori e il loro legame con il web e con la carta
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"Tra noi e i libri c'è...
un rapporto fisico"
PATRIZIA GUENZI


Chiedere ad uno scrittore se preferisce leggere un libro su carta o uno elettronico è un po’ come chiedere ad un artista di scegliere tra pennelli e tavolozza e Corel Painter o Pencil, programmi per pittura digitale. Infatti, tre dei quattro testimonial interpellati dal Caffè hanno tutti detto forte e chiaro di prediligere la carta, di avere con essa una sorta di rapporto fisico. "Adoro il suo profumo, è come quello delle michette appena sfornate", dice Andrea Vitali, una cinquantina di libri, tra romanzi e racconti. "Mi piace la sensazione tattile delle pagine in mano", aggiunge Giovanni Rossetti, pediatra con la passione per la scrittura e tre libri al suo attivo. "Vien più facile tornare indietro, o riprendere un passaggio che sai si trovava più o meno a un terzo del libro", osserva Andrea Fazioli, autore di numerosi romanzi. "Anche se - aggiunge -, non penso che un mezzo sostituisca l’altro, sono complementari". Più sfumata la "passione" per la carta di Mario Casella, nelle sue pagine tanta montagna e viaggi lontani: "Il mio ultimo romanzo l’abbiamo promosso soprattutto in forma digitale", dice.
Tuttavia, quando si tratta di documentarsi, trovare riferimenti storici o idee per nuovi romanzi il web vince. "È evidente che ha aiutato molto il lavoro di preparazione - riprende Casella -. Leggo spesso articoli online e da lì a volte nasce lo spunto giusto". Anche se, precisa Fazioli, "quando ho l’esigenza di descrivere in modo particolare, ricorrendo a piccoli dettagli inediti che in Rete non si trovano certo, devo far capo alle persone o andare sul posto". Non ha questo problema Giovanni Rossetti che ambienta le sue storie nella regione dove vive e lavora. In un certo senso neanche Andrea Vitali, i cui romanzi parlano per lo più della "sua" Bellano, piccolo paese sulla sponda lecchese del lago di Como. "Mi serve Internet se devo fare ricerche particolari sugli Anni ‘30 o ‘40 - precisa -. Non c’ero ancora e se non riesco a trovare qualche testimonianza diretta mi aiuto col web. Ma le indicazioni che trovo le approfondisco sempre sulla carta che mi dà maggiori garanzie".
Insomma, la rete va bene, ma sino ad un certo punto. Utile per documentarsi, informarsi, verificare riferimenti storici o geografici, ma la vera lettura, quella con la L maiuscola è soprattutto cartacea. E così Vitali immagina il suo "pubblico": "Se penso a loro vorrei tanto tenessero in mano i miei libri, magari quelli grossi, ne ho scritti alcuni davvero belli pesanti. Non so perché, ma è come se con l’oggetto libro riuscissi, pagina dopo pagina, ad accompagnarli meglio attraverso la storia, in un certo senso ad avvicinarli a me o io avvicinarmi a loro".
E ritorna, quindi, la relazione fisica con la carta. "Non dimentichiamo che scrivere e leggere sono attività fisiche", sottolinea Vitali che sta lavorando ad una nuova storia "di intrighi e segreti di periferia", e che ha sempre utilizzato soltanto la penna, perché lui, dice, ama "buttar giù frasi". E non è il solo. Rossetti non ha mai scritto una frase al computer. "Prima a mano, poi uso un dittafono e in seguito qualcuno me li trascrive al pc". I suoi lettori? Rossetti preferisce non immaginarseli. Col libro o col tablet, basta che apprezzino i suoi romanzi. "Ma in fondo scrivo soprattutto per il mio piacere - dice -, penso poco a chi mi leggerà". Anche Fazioli il problema non se lo pone: "Chi ama la lettura, la ama e basta - spiega -. A mio avviso non v’è stata tutta questa rivoluzione col digitale, in fondo si continua a leggere dalla prima pagina all’ultima e anche il gesto di girare le pagine è molto simile, sia sulla carta che sul tablet. Semmai è la concentrazione, maggiore col libro in mano".

p.g.
01.10.2017


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