Chi vuole mettere al bando gli islamisti e chi cerca dialogo
Terrorismi ideologici
e terrorismi religiosi
STEFANO PIANCA


Il sasso lanciato dalla petizione che vuole bandire i gruppi salafiti in Svizzera ha sollevato onde più alte dei "quattro gatti", solo 1492 persone in tutta la Svizzera, che l’hanno firmata. Ma se gli incendi si propagano da una scintilla è giusto parlarne, dibatterne pubblicamente, anche perché così si usa in democrazia. Tanto più in un cantone dove oggi si discute anche di vietare la distribuzione pubblica di un libro, il Corano, che fino a prova contraria si può (ancora) acquistare il libreria o prendere a prestito in biblioteca. Ma anche questi sono segnali di un clima di paura e di diffidenza crescenti.  
Dopo aver raccolto sull’ultimo numero le opinioni decisamente critiche e negative di due esperti di terrorismo, i giornalisti Loretta Napoleoni e Guido Olimpio, il Caffè questa settimana ha chiesto il parere di un sociologo e di un antropologo. E, pur con sfumature e approcci diversi al tema, entrambi bocciano l’idea del bando che, in Ticino, ha tra i suoi sostenitori Giorgio Ghiringhelli, il padre dell’iniziativa anti-burqa. Il rischio per Sandro Cattacin, professore di sociologia all’università di Ginevra, è di un pericoloso ritorno al passato. Non quello prossimo, ma addirittura quello remoto delle lotte religiose in Svizzera. Lo studioso cita gli articoli costituzionali che oggi tutelano le libertà di opinione e di credo, e sono anche il fondamento del convivere civile. Ma al di là di questo, un eventuale interdizione, argomenta il sociologo, rischia solo di incancrenire il problema, perché "combattere fisicamente o proibire dunque un’opinione o un’ideologia le radicalizza". Non è un discorso astratto o filosofico, puntualizza Cattacin, ma "mera esperienza" di tante democrazie, Svizzera compresa.
Quanto sta accadendo nasce da spinte reciproche sostiene invece Marino Niola, professore di antropologia: "È indubbio che la minaccia jihadista favorisce questa deriva securitaria e oltretutto fa dell’islamismo la sintesi di tutte le nostre paure". Ma la soluzione proposta è un errore perché, spiega Niola, "mettere al bando i movimenti islamisti-salafiti è una risposta sbagliata a un problema reale, sentito e trasversale come la paura degli stranieri". E parallelamente l’antropologo invita a tenersi lontati sia dal colpevolismo sia dal negazionismo. Il che non significa, secondo Niola, immergersi in una broda d’indistinto relativismo culturale. "È necessario difendere le regole che le democrazie occidentali si sono date. E che non sono trattabili". Così la legge, che in un Paese è una. Come pure la separazione tra sfera religiosa e politica.

(2 - continua)
15.10.2017


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