L'analisi di Sandro Cattacin sui gruppi islamici
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Proibire un'ideologia
serve a radicalizzarla
SANDRO CATTACIN, SOCIOLOGO


La costituzione svizzera prevede la libertà d’esprimere un’opinione e la libertà di scegliere il proprio credo e di professarlo. Sono gli articoli 15 e 16 che garantiscono queste libertà. Sono articoli basati sull’esperienza secolare di guerre ideologiche e di religione che hanno permesso di sostituire il conflitto con la cooperazione. Senza questi articoli che ci obbligano, per convivere, a trovare al minimo un modus vivendi, al massimo un accordo su orientamenti comuni che guidano il nostro Paese, saremmo sempre in guerra, perché le ideologie e le religioni non sono opinabili, basate su degli argomenti, ma come indicano le definizioni di questi due termini, pretendono una verità assoluta.
Combattere fisicamente o proibire dunque un’opinione o un’ideologia le radicalizza. Questa non è filosofia, ma mera esperienza di tante democrazie, ed anche del Ticino che cacciò, nel ‘500, i protestanti dal suo territorio, e della Svizzera che visse la sua ultima guerra religiosa nel 1847 - una guerra che portò alla nascita della Svizzera moderna e democratica garante della libertà religiosa per evitare altri scontri violenti.
I tentativi di proibire il costituirsi di organizzazioni contrarie od opposte al sentire comune continuarono, anche dopo il 1848, ad essere presenti nella politica del paese. Per esempio, durante la seconda guerra mondiale, fu proibito e dissolto il partito comunista in Svizzera – che fece ricorso al Tribunale federale. Il ricorso portò ad un chiarimento della decisione. Il Tribunale sottolineò che era legittimo proibire un partito che stava preparando una rivoluzione violenta, non però la diffusione degli ideali comunisti, anche se non condivisi.
La stessa logica, questa volta applicata dal Consiglio federale, si trova nella recente risposta alla mozione di un consigliere nazionale dell’Udc che chiedeva di proibire un’organizzazione vicino al salafismo che distribuiva il corano in diverse città svizzere – l’organizzazione "Lies". Se si riesce a dimostrare l’esistenza di un’attività sovversiva, argomentò il Consiglio federale, si può proibire un’organizzazione – come l’ha fatto con Al Qaeda e lo Stato islamico, proibiti in Svizzera in quanto organizzazioni terroristiche. Distribuire il corano, invece, è garantito dalla Costituzione e fa parte di quei diritti intoccabili che garantiscono la convivenza democratica.
I limiti del pluralismo ideologico o religioso sono determinati dalla violenza reale che un gruppo organizzato esprime. E questa deve essere dimostrabile, altrimenti il semplice augurare del male ai sostenitori di un’altra squadra sarebbe reato e porterebbe all’interdizione di tutti i gruppi di tifosi organizzati.
Pensando questa prospettiva fino in fondo dovremmo persino sostenere la presenza pubblica di opinioni, ideologie e religioni. In questo modo potremo confrontarci con un pensiero diverso e argomentare contro posizioni intolleranti o espressioni non democratiche come si trovano in tutte le religioni. Solo con il confronto pubblico – e non proibendo un pensiero diverso – possiamo anche imparare a distinguere il bene pubblico dal privato, magari anche ad accettare che ci siano persone che la pensano diversamente, fino a quando questo pensiero non voglia essere imposto con la violenza.  La democrazia è uno strumento che vive di questo confronto che non può avere luogo senza garantire la libertà d’espressione e di credo. Da lì l’importanza di questo diritto fondamentale. Se lo togliamo, possiamo togliere anche la democrazia.
15.10.2017


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