Nel dibattito sull'islamofobia intervengono Grampa e Zois
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Il dialogo intereligioso
tra Islam e cristiani
STEFANO PIANCA


Conoscersi per dialogare con l’altro, ecco l’invito che giunge dal mondo cattolico ticinese. Dopo aver raccolto le opinioni di esperti di terrorismo, sociologi, politologi e storici, nell’ambito del dibattito innescato da una proposta controversa - la petizione che chiede di bandire gli islamisti dalla Svizzera - il Caffè dà ora la parola al nostro collaboratore, Giuseppe Zois, giornalista e scrittore, e a monsignor Piergiacomo Grampa, vescovo emerito della diocesi di Lugano.
Nessuno dei due nega l’esistenza di una paura reale nei confronti del radicalismo che è sfociato anche in atti di barbarie. Ma entrambi condannano le reazioni più irrazionali. "L’Islam fa paura e allora? Presidiamo le frontiere, chiudiamole, alziamo muri, mettiamo paletti al Corano, dimenticando che - scrive Zois - forse sarebbe più saggio rafforzare le ragioni della nostra identità e della nostra appartenenza". Per lo scrittore ogni individuo ha in sé gli anticorpi per condurre con successo la propria personale battaglia contro quell’angoscia che non fa più vivere "per paura del dolore, della sofferenza e della precarietà del futuro: si impone piuttosto il coraggio di risvegliare ogni giorno l’aurora". Certo, i tempi sono foschi e Zois scorge questa nebbia nello stesso calo demografico che, dice, "è un segno della volontà di chiuderci in noi stessi. Si temono gli altri e non ci si preoccupa minimamente del declino interiore del nostro Occidente".
Più incentrato sul dialogo, interreligioso ma non solo, l’intervento del vescovo emerito che indica però quali debbano essere le condizioni irrinunciabili affinché lo strumento della parola abbia un senso. E lo scopo finale è quello di riconoscere, scrive monsignor Grampa, "un nucleo minimo di valori condivisi sui quali costruire la reciproca integrazione". Evitando soprattutto di ricadere in una situazione dove le comunità vivono la propria separazione con un sentimento di superiorità.
E se Zois fa leva sul bisogno di conoscersi meglio, Grampa sottolinea che l’integrazione dei musulmani nelle società europee sarà possibile se... "in Europa l’Islam saprà accettare una distinzione tra mondo religioso e mondo civile", tra credenze di fede e leggi statali". In una parola, "se saprà distinguere tra Dio e Cesare". La secolarizzazione dell’Islam, da un lato, ma anche l’autocritica, e qui sia Grampa sia Zois puntano il dito contro le brutte abitutidini, su un mondo in perdita di valori, ostaggio di un consumismo che potrebbe essere combattuto con una sola voce.

s.pi.

(4 - continua)
29.10.2017


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