Il dibattito dopo la richiesta di chiudere i centri islamici
Occorre distinguere
la religione dallo Stato
PIERGIACOMO GRAMPA, VESCOVO EMERITO DI LUGANO


È  un dato di fatto che i musulmani in Europa crescono sempre di più, ponendo un problema fondamentale di convivenza. Sarà sufficiente nei loro riguardi avere un atteggiamento di semplice accoglienza, offrendo loro una qualunque sistemazione, o dovrà diventare indispensabile cercare di realizzare un processo di integrazione? Non possiamo nasconderci infatti che con l’arrivo di gruppi etnici musulmani nascono sempre più nuovi problemi che riguardano la riunione delle loro famiglie -  la cultura musulmana conosce la poligamia - la situazione sociale e giuridica dei nuovi immigrati, la loro integrazione mediante una conoscenza più approfondita della lingua, il problema scolastico dei figli, i problemi dei diritti civili, ecc.
* Come realizzare un cammino verso l’integrazione, nuovo traguardo da raggiungere per le nostre società occidentali?
* Basterà un atteggiamento difensivo o di chiusura?
* Potremo accontentarci di una accoglienza ospitale ma senza regole precise col rischio di innescare dolorosi conflitti?
* Come comportarsi tenendo conto che molti immigrati provengono da Paesi dove le norme civili sono regolate dalla religione e dove religione e Stato formano un’unità indissolubile, mentre da noi è invalsa una cultura che afferma la distinzione tra Chiese e Stato?
* Com’è possibile rispondere a problemi posti da questi fenomeni, quali passi occorre fare per realizzare un cammino verso l’integrazione?
Se si pensa di poter costruire una società integrata è indispensabile promuovere un dialogo, perché si riconosca un nucleo minimo di valori condivisi sui quali costruire la reciproca integrazione. E bisognerà evitare quei fenomeni che tendono a creare comunità separate per la presunzione di sentirsi ciascuna superiore alle altre.
Per cui circa il problema dell’integrazione o meno dell’Islam nelle nostre società europee, sarà possibile che questo cammino di integrazione avvenga nella misura in cui in Europa l’Islam saprà accettare una distinzione tra mondo religioso e mondo civile, tra credenze di fede e legge statali, saprà distinguere tra Dio e Cesare. Dipenderà dunque dal cammino di secolarizzazione che l’Islam saprà intraprendere e portare avanti. Tocca a noi cristiani adoperarci affinché i musulmani riescano a distinguere tra religione e società, fede e civiltà, Islam politico  e fede musulmana, comprendendo come debbano vivere le esigenze di una religiosità  personale e comunitaria in una società democratica e laica. Questo rimette in gioco il discorso laicità e laicismo, rispetto per il pluralismo religioso e instaurazione di un clima di mutua accoglienza e dialogo tra diverse posizioni religiose.
Occorre svolgere una riflessione storico-critica da parte di tutti sulle proprie fonti religiose e teologiche per cercare quell’armonia tra ragione e fede, tra visioni filosofiche del mondo e leggi rivelate che permettano la convivenza di un pluralismo religioso. Occorre saper distinguere senza negare, senza separare in modo ateo o laicistico.  In particolare come cristiani possiamo continuare a contribuire a questo processo di integrazione, evitando posizioni errate.
* La prima: la noncuranza, il disinteresse per questo fenomeno ritenendo che resti marginale e insignificante.
* La seconda: lo zelo disinformato che per alcuni si trasforma in lotta, opposizione, paura verso queste nuove presenze e in altri porta a propugnare l’uguaglianza di tutte le fedi, a fare di ogni erba un fascio, senza distinguerle nella loro specificità. Occorre avere un atteggiamento serio, di conoscenza, soprattutto per quei casi molto difficili e spesso fallimentari dei matrimoni misti, mentre si insiste per un rapporto di uguaglianza e di fraternità occorre non essere superficiali, frettolosi, ingenui...
Questo atteggiamento criticamente positivo deve portarci a motivare il rapporto con loro con ragioni che diano il senso dello spessore religioso che pervade la nostra accoglienza. Dobbiamo far cogliere loro che anche noi siamo critici verso il consumismo del mondo europeo, il degrado morale, la secolarizzazione che tende a secolarismo e ateismo cancellando ogni valore religioso. Tanto più cammineremo nella strada dell’integrazione, quanto più il dialogo  servirà a farci recuperare il senso della nostra esperienza religiosa.
29.10.2017


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