Scuole e giovani rispolverano il "vernacolo" delle radici
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Il dialetto si riscopre
come lingua popolare
MASSIMO SCHIRA E MAURO SPIGNESI


A partire dagli anni Sessanta, il "requiem" per il dialetto ticinese è stato cantato in continuazione. Eppure il dialetto continua a… parlare. E a far parlare i ticinesi. Se le statistiche confermano una progressiva diminuzione dell’utilizzo del "vernacolo" nelle conversazioni e nei pensieri - oggi il dialetto viene parlato dal 31% della popolazione, era il 36,7% nel 2000 - si assiste anche ad una certa inversione di rotta. Guidata soprattutto dalle giovani generazioni, che riscoprono la lingua dei loro nonni come simbolo di appartenenza. Di idioma delle radici. E anche nelle scuole, come succede a Lugano, si torna a proporre un corso facoltativo di lingua e cultura dialettale.
"Insegnare nelle scuole il dialetto come una lingua, come l’italiano o il tedesco o il francese, secondo me non ha alcun senso", obietta Renato Martinoni, professore ordinario di Letteratura italiana all’Università di San Gallo, scrittore e traduttore. "Se poi - aggiunge il docente - si vogliono studiare i diversi aspetti del dialetto, se si vuole leggere il dialetto come patrimonio culturale sono d’accordo". Renato Martinoni, tra l’altro, è uno dei responsabili della rivista internazionale "Letteratura e dialetti". "Io - aggiunge - sono uno studioso del dialetto, lo ritengo una espressione popolare importante ma insegnarlo a scuola è una sciocchezza".
A livello scolastico, a rilanciare le quotazioni del dialetto è stata addirittura Lugano. Proprio la città ticinese dove l’idioma della tradizione ha perso più rapidamente e più massicciamente il proprio peso nel corso degli anni. Oggi, in riva al Ceresio solo il 23% della popolazione usa il "vernacolo", fatto che non ha impedito al giovane consigliere comunale leghista Nicholas Marioli di far accettare a larghissima maggioranza al legilativo cittadino una mozione per introdurre corsi facoltativi di dialetto nelle scuole elementari, sia come strumento di scoperta (e riscoperta) linguistica e culturale, sia come metodo per stimolare una maggiore e migliore integrazione degli stranieri nel tessuto sociale del cantone.
La riscoperta del dialetto da parte delle giovani generazioni, per certi versi in modo sorprendente, passa anche attraverso i più moderni strumenti di comunicazione: le chat online e i social network. Dove la lingua della tradizione sta assumendo una funzione ludica, che le permette però di entrare in una nuova dimensione. Una differenza sostanziale rispetto a quanto accadeva negli anni Sessanta e Settanta, quando il dialetto veniva spesso "bandito" dai genitori in favore del più "spendibile" italiano. Sempre restando alle giovani generazioni, è interessante notare come anche la musica stia seguendo questa tendenza. A gruppi pionieri del rock dialettale come la storica "Scarp da tennis band" hanno fatto seguito negli ultimi anni altre formazioni in grado di appassionare… in dialetto i teenager (e non solo). Dai Vomitors ai Vad Vuc, passando per i più recenti Piace, per non citare che i nomi più noti nel panorama musicale cantonale.
Dal punto di vista televisivo e radiofonico, dopo l’epoca "d’oro" delle commedie dialettali, della "Domenica popolare", del "Cabaret della Svizzera italiana" e delle "sit com" in vernacolo, si punta oggi maggiormente su trasmissioni mirate, alla riscoperta di luoghi e tradizioni in cui l’idioma tipico delle varie regioni è messo in primo piano. La tradizione teatrale in dialetto viene invece portata avanti dalle filodrammatiche e compagnie presenti sul territorio. Sempre molto seguite dal pubblico e capaci di attirare anche un buon numero di giovani attori.

m.s.
29.10.2017


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