Progetti da Ascona a Orta dopo l'opera sul lago d'Iseo
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L'imitazione di Christo
minaccia il paesaggio
CLEMENTE MAZZETTA


Lunghe scale mobili che si arrampicano come rigagnoli d’acciaio in mezzo ad antiche costruzioni nel centro storico, come potrebbe accadere a Locarno. O passerelle sospese sul lago per collegare la terraferma alle isole, come si vuol fare ad Ascona. Interventi urbanistici che dividono architetti del paesaggio e amministratori. I primi a dire che queste opere sono rasoiate all’ambiente, ferite nel cuore della natura; i secondi invece ad elencare i motivi della loro utilità, soprattutto come strumenti alternativi di una moderna mobilità urbana che sottrae traffico. Come l’idea, appunto, di una scala mobile per collegare la Piazza Grande di Locarno con la Città Vecchia. Un progetto che fa discutere e che, come accade spesso, non trova l’unanimità. E chissà se troverà unanimità un’altra idea, quella di costruire un ponte di tre chilometri da Ascona alle isole sul lago Maggiore. In questo caso il progetto si è ispirato a un intervento che invece ha avuto successo, quello dell’artista americano d’origine bulgara Christo sul lago d’Iseo. Idee simili sono state pensate anche sulla sponda italiana del Verbano e nel lago d’Orta. Eppure in molte città del mondo passerelle e scale mobili sono diventate una autentica attrazione.

C’è un’imitazione di "Christo" che non porta in paradiso. Ma che, secondo alcuni, rischia di trascinare nell’inferno del turismo di massa i laghi prealpini. Di trasformare, insomma, il Lago Maggiore - da Ascona alle isole - e quello d’Orta in una gigantesca "Disneyland". Il Christo in questione non è l’austero predicatore palestinese dell’anno zero, ma l’artista americano di origine bulgara, esponente della "Land Art" che con la moglie Jeanne-Claude ha "impacchettato" monumenti, ponti e isole. Il successo della sua istallazione effimera sul lago d’Iseo, una lunga passerella in 16 giorni è stata visitata da 1,2 milioni di turisti, sta facendo proseliti, di qua e di là del confine. Tutti vogliono camminare sulle acque. Ad Ascona, ad Orta e a Verbania. Ma come dice Christo: "Qualunque idiota può avere una buona idea. Il difficile è metterla in atto".
In Ticino, dove recentemente è affiorata l’idea di un ponte di tre chilometri da Ascona alle isole del Verbano, la prima proposta di una passerella galleggiante era stata dei Verdi. "Sarebbe una grande attrattiva turistica, darebbe vitalità a un settore in evidente affanno, contribuendo nel contempo alle spese di mantenimento del parco botanico sull’Isola Grande", scriveva Michela Delcò Petralli, per dar forza alla  sua mozione.
Proposta esaminata e bocciata dal governo per via dei costi. La passerella di 300 metri, larga 12 per una superficie totale di circa 12’500 metri quadrati, sarebbe costata suppergiù 20 milioni di franchi, a cui si dovevano aggiungere altri 100mila annui per la manutenzione. Il governo aveva anche tentato di recuperare il materiale utilizzato sul lago d’Iseo, senza esito.
L’idea che sembrava definitivamente archiviata - anche perché avrebbe interferito nel servizio di concessione della navigazione del Lago Maggiore - è poi riemersa appunto nelle settimane scorse. Non più un collegamento fra Porto Ronco e l’Isola di San Pancrazio, ma direttamente da Ascona. Passerella triplicata, lunga tre chilometri. Non si sa chi siano i privati interessati a questo progetto, "che rientra nella piena ecosostenibilità fino all’ultimo centimetro", ha assicurato il sindaco di Ascona Luca Pissoglio alla Regione.
Di tutt’altro tenore l’idea di cui si discute sul lago d’Orta. Lunga 700 metri, la passerella collegherebbe la spiaggia di Pettenasco con Orta attraversando il golfo.  Realizzata con blocchi galleggianti di plastica e copertura in legno, sarebbe corredata da tre piattaforme galleggianti. Il tutto smontabile a seconda della stagione e mobile per permettere il transito dei battelli.
Stando agli ideatori, che puntano ai finanziamenti dell’Unione europea, si tratterebbe solo della parte più spettacolare di un progetto denominato "Green lake" che dovrebbe garantire una fruizione più ecologica della zona, con percorsi sul lago da abbinare a biciclette o auto elettriche. L’idea  sostenuta dall’Unione turistica del lago d’Orta, che intende così allungare la stagione, avrebbe un costo di circa un milione e 125 mila euro (stima ottimistica, 1/15mo circa di quello valutato dal Consiglio di Stato per le isole di Brissago per una passerella lunga meno della metà).
La proposta non ha però convinto il sindaco di Orta, Giorgio Angeleri, che ha preferito farsi da parte preferendo un turismo "più discreto". Per il sindaco il futuro di Orta non è nel turismo di massa. "Un’opera simile potrebbe deturpare il nostro paesaggio - ha detto -. Rischiamo di non essere in grado di gestire lo stesso livello di servizi e di qualità". In effetti la passerella sul lago d’Iseo in servizi sanitari, vigilanza e trasporti ha inciso e sulle casse dei comuni e della Regione Lombardia per circa un milione di euro. Per Legambiente, i disagi e il caos delle due settimane avrebbero superato i presunti vantaggi della promozione turistica.
L’idea scartata da Orta è poi stata ripresa da Verbania, un progetto più contenuto, una passerella da Pallanza all’isolino San Giovanni, già residenza del maestro Arturo Toscanini, ora proprietà della famiglia Borromeo. Solo un centinaio di metri con tanto di "piazza galleggiante". Un’idea per svecchiare Pallanza e rilanciarla turisticamente, secondo il sindaco Silvia Marchionini. Finanziamenti permettendo.

cmazzetta@caffe.ch


L’opinione di Dominique Nerfin
"O è un’opera d’arte o meglio evitare, si spezza l’armonia"

Non è facile, non è per niente facile mettere insieme sensibilità e storie diverse. Che non possono essere unite, spesso, molto spesso, neppure da un ponte, una passerella che vola via tra la terraferma e le isole. Un po’ quello che è capitato con l’intervento di Christo sul lago d’Iseo. Sul lago maggiore e su quello d’Orta, invece, l’idea è quella di realizzare strutture non mobili, effimere, ma stabili. Un pugno nell’occhio, oppure progetti interessanti, destinati al successo? "L’estetica è il mio pallino. Quindi in questo caso tutto dipende dal progetto. Se è troppo grande è sicuramente uno spreco dal punto di vista economico. Se la passerella è fissa rischia di deturpare il paesaggio", spiega l’architetto Dominique Nerfin, con studio a Collina d’Oro.
Gli urbanisti e gli architetti paesaggisti su questo genere di interventi si sono sempre divisi. E la La Land art, la corrente partita dagli Stati Uniti alla fine degli anni Sessanta, dove l’opera resta sospesa sul territorio naturale, in particolare deserti e laghi non ha mai trovato l’unanimità. Perché alla fine, visto che si tratta di interventi su larga scala come accaduto sul lago d’Iseo, inevitabilmente di finisce per ridisegnare la forma di uno spazio naturale.
Quella di Christo, tuttavia, era un’opera effimera, contrariamente a quelle pensate per i laghi. "Difficile - spiega ancora l’architetto Dominique Nerfin - che certi interventi riescano ad inserirsi armoniosamente. Intendo dire senza rovinare l’insieme, l’equilibrio, l’accordo. Insomma, deve essere un’opera d’arte fatta con tutti i crismi, ma ripeto non è per niente facile". E probabilmente molto dipende anche dal contesto. La passerella sospesa sul lago d’Iseo inizialmente non era piaciuta. Anzi erano nate lunghe polemiche. È stata "digerita" soltanto dopo che migliaia di persone l’hanno presa d’assalto certificandone il successo. Ma questo è un altro discorso.
04.03.2018


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