Pareri a confronto sulle "innovazioni" urbanistiche
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Quelle scale mobili
tra i nuclei storici
ANDREA STERN E CLEMENTE MAZZETTA


Lunghe scale mobili che si arrampicano come rigagnoli d’acciaio in mezzo ad antiche costruzioni nel centro storico, come potrebbe accadere a Locarno. O passerelle sospese sul lago per collegare la terraferma alle isole, come si vuol fare ad Ascona. Interventi urbanistici che dividono architetti del paesaggio e amministratori. I primi a dire che queste opere sono rasoiate all’ambiente, ferite nel cuore della natura; i secondi invece ad elencare i motivi della loro utilità, soprattutto come strumenti alternativi di una moderna mobilità urbana che sottrae traffico. Come l’idea, appunto, di una scala mobile per collegare la Piazza Grande di Locarno con la Città Vecchia. Un progetto che fa discutere e che, come accade spesso, non trova l’unanimità. E chissà se troverà unanimità un’altra idea, quella di costruire un ponte di tre chilometri da Ascona alle isole sul lago Maggiore. In questo caso il progetto si è ispirato a un intervento che invece ha avuto successo, quello dell’artista americano d’origine bulgara Christo sul lago d’Iseo. Idee simili sono state pensate anche sulla sponda italiana del Verbano e nel lago d’Orta. Eppure in molte città del mondo passerelle e scale mobili sono diventate una autentica attrazione.

Sono passati 125 anni da quando, all’Esposizione universale di Chicago del 1893, venne mostrato al pubblico il primo esemplare di scala mobile. Da allora le "rampe", inventate dallo statunitense Jesse Reno, si sono diffuse in tutto il mondo e oggi se ne contano più di 800mila, che muovono circa 3 miliardi e mezzo di persone al giorno. Non solo in centri commerciali o aeroporti, ma in città. Come potrebbe presto accadere a Locarno, per unire la Piazza Grande alla Città Vecchia.
Contrari al progetto i Verdi. Sostengono che "sconvolgerebbe la natura stessa del centro" e propongono invece un pulmino. Ma il capodicastero territorio, Bruno Buzzini, spiega di aver recentemente visto "nel centro storico di Perugia un complesso di quattro scale mobili che si inseriscono perfettamente nel contesto". E aggiunge che "il Municipio deve dare seguito a un chiaro mandato del Consiglio comunale, che ha approvato un’idea che risale a prima degli anni ‘80". Poi, è atteso uno studio commissionato a Planidea, dopodiché si deciderà se, come e dove realizzare il progetto. "Non per forza dovrà essere una scala, potrebbe anche essere un tappeto mobile - spiega ancora Buzzini -. L’importante è trovare una soluzione tecnicamente fattibile e non troppo costosa. Questo per facilitare la mobilità, soprattutto degli anziani".
Altrove le scale mobili urbane si sono rivelate un successo. Come, ad esempio, a Medellin, in Colombia, dove le sei rampe da 130 metri inaugurate nel 2011 hanno permesso di collegare e riqualificare un quartiere fino ad allora povero e dimenticato. Anche perché per raggiungerlo occorreva arrampicarsi su un dislivello di 384 metri, oggi superabile in soli sei minuti. O come ad Hong Kong, in Cina, dove più di 80mila persone utilizzano ogni giorno il sistema di scale mobili più lungo del mondo, circa 800 metri per un dislivello di 135. O ancora a St. Moritz, dove alcune scale mobili collegano il parcheggio direttamente al centro.
Anche in Italia sono numerose le città che hanno scelto di adottare questi "mezzi di trasporto verticale" per unire parti di città, non solo per limitare l’uso delle automobili, ma anche per favorire l’integrazione tra quartieri periferici e zone centrali. "Ma Locarno non ha milioni di abitanti - osserva l’architetto Antonio Pisoni, presidente della Società ticinese per l’arte e la natura (Stan) -. È davvero necessario un collegamento che modificherebbe in modo determinante una preesistenza storica di secoli e secoli? Bisogna fare attenzione perché questi interventi rischiano di generare diversi aspetti negativi".
Locarno non sarà una metropoli, certo, ma secondo il presidente della Pro Città Vecchia, Giovanni Monotti, "l’esigenza di un collegamento c’è". Resta da vedere sotto quale forma realizzarlo. "Il progetto ideale era quello della scala mobile all’interno del cinema ex Rex - afferma Monotti -. Quel treno lo si è perso e ora bisogna trovare una soluzione che si inserisca nel contesto urbanistico, il che non sarà facile".
Per Monotti la scala mobile sarebbe comunque preferibile al pulmino proposto dai Verdi. "Non penso che incrementerebbe in maniera significativa il movimento in Città Vecchia, anche se sicuramente creerebbe curiosità - sostiene -. Il collegamento ‘gommato’ era già stato realizzato anni fa, grazie all’interessamento di alcuni commercianti della Città Vecchia, con la creazione di una fermata in Piazza Sant’Antonio. Purtroppo però, malgrado la pubblicità fatta all’epoca, la proposta non suscitò grande interesse".

astern@caffe.ch


Secondo Mauro Bissattini l’antico non esclude il nuovo
"Si costruisca con cuore e con un po’ di sapienza"

Non dobbiamo mummificare il passato. Credo che si possa intervenire tranquillamente nei centri delle nostre città per migliorare la fruibilità, l’accesso, per risolvere ogni situazione di handicap, inserendo anche scale mobili modernissime. Basta che lo si faccia con intelligenza e cuore". Mauro Bissattini, architetto e paesaggista italiano, non reputa incompatibile l’antico con il moderno. Non demonizza le scale mobili fatte di acciaio e vetro, a cielo aperto, accanto a palazzi trecenteschi e a strutture urbane medievali. "Ma… est modus in rebus - dice -. Ci vuol la giusta misura, come in qualsiasi altro intervento. Capacità, sensibilità, sapienza. Quando si progettano inserimenti come le scale mobili fatte di ferro e vetro, bisogna mettere in campo una capacità progettuale all’altezza della storia e della bellezza del luogo".
Con il giusto approccio, sostiene dunque Bissattini, si possono realizzare percorsi "open air", che si vedono, che non sono interrati, in grado di convivere con la storia e le bellezze delle città, dei centri storici, medievali, ma come pure quelli rinascimentali, ottocenteschi. "Ovviamente prima di intervenire bisogna studiare la storia di quegli edifici, capirne la stratificazione, l’urbanistica, coglierne, come dire… l’anima - spiega -. E di conseguenza pensare l’innesto di questo nuovo manufatto come ad un nuovo tassello armonico. Anche una scala mobile può avere un volume, una forma artistica in grado di coordinarsi con il paesaggio costruito, di essere bella". Un innesto riuscito può anzi migliorare la fruibilità della città. Può essere un incentivo alla scoperta dei luoghi, della sua storia passata e moderna. Un volano commerciale e turistico.   
"Ci sono città storiche, penso a Spoleto, ad esempio, che hanno risolto in modo efficace questo problema di accessibilità al loro centro con una lunga scala mobile", aggiunge Mauro Bissattini che cita il ponte dell’architetto Santiago Calatrava a Venezia, nonostante abbia suscitato grandi discussioni. "Bisogna - aggiunge - rifuggire dal falso storico, dall’intervento di oggi come se si fosse ancora nel passato. Le nuove tecnologie ci permettono di contrapporre il nuovo al vecchio con esiti artistici, positivi, anche molto belli".
Insomma antico e moderno possono convivere. "Con grande sapienza - conclude l’architetto - si possono pensare inserimenti positivi. Del resto gli architetti svizzeri hanno dato prova di saper coniugare passato e presente in modo particolarmente riuscito".

c.m.


Attilio Panzeri mette in guardia sull’impatto urbanistico
"Attenti, alcuni interventi sono molto laceranti"

È sempre la qualità del progetto che fa la differenza, sostiene l’architetto Attilio Panzeri, già presidente della Società svizzera ingegneri ed architetti (Ticino): "Ci vuole la mano felice e una certa sensibilità in ogni intervento".
Detto questo, l’idea di riqualificare i centri storici, di migliorarne l’accessibilità, di potenziarne l’attrattività realizzando delle scale mobili, non lo convince. "Inserire una scala mobile all’interno di un centro storico - spiega Panzeri - è un tema importante e difficile da risolvere per tutta una serie di questioni, sia tecniche sia urbanistiche. Cominciamo col dire che una scala mobile si giustifica ed è funzionale solo quando è coperta. Quelle all’aria aperta sono sottoposte all’influenza degli agenti atmosferici e in poco tempo si deteriorano. Inoltre rappresentano un limite, una difficoltà per le persone disabili, per quelle in carrozzina. Non sono certo una agevolazione. Peraltro, anche i tappeti mobili hanno le loro controindicazioni. Possono risolversi in trappole per i passanti: un’eventuale caduta del primo si rifletterebbe a catena su quelli che seguono". A parte "l’effetto birillo" del nastro trasportatore, invece di rendere maggiormente fruibile l’accesso ai centri storici, la scala mobile rischierebbe di diventare un’ulteriore difficoltà. "Non solo, da un punto di vista urbanistico, realizzare una scala mobile nel cuore del centro storico rappresenta una grossa lacerazione. Invece un ascensore, una torre vetrata con relativa passerella, è un intervento più delicato. E risolve comunque il problema dell’accesso, ma in modo più efficace e meno invasivo".
Un progetto del genere, un ascensore parzialmente scavato nella roccia, Panzeri l’aveva presentato alcuni anni fa al concorso "Risalire la città" indetto da San Marino. "Insomma, tirando le somme,  l’idea di una scala mobile ha numerose controindicazioni - dice -. Mi pare più una non soluzione. Ci son tanti altri sistemi per superare dislivelli in modo semplice e funzionale". L’architetto luganese comunque non è per una sacralizzazione del passato. Intende solo evitare interventi eccessivi. "Tutti i centri storici portano i segni del cambiamento, delle trasformazioni avvenute nel tempo. Si può intervenire anche adesso, basta avere sensibilità e mano felice. Ma palesando la modernità, facendola vedere e non mimetizzando le nuove costruzioni, ascensori o scale mobili, con gli edifici del passato. Bisogna avere il coraggio di quello che si realizza. Bisogna evitare qui falsi ideologici che in Ticino piacciono assai".

c.m.
04.03.2018


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