Il diario
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Chi insulta pensa
di farla sempre franca
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,
all’inizio di ogni nuovo anno è naturale chiedersi come stiamo vivendo, qual è la temperatura del nostro essere comunità. Che cosa tiene insieme la vita dei nostri giorni, nel bene e nel male? La cronaca pone interrogativi in continuazione e siamo chiamati almeno a qualche riflessione. Stiamo andando verso il rinnovo dei poteri cantonali e magari qualche pensiero ci può stare, ad esempio su come ci poniamo di fronte a chi - a dispetto dei tempi - continua a "sentirsela" di mettersi in gioco e di porsi al servizio di un’idea e di un ideale, di molte incomprensioni e ingratitudini. Anche di insulti fatti con la copertura di un fin troppo facile anonimato.
SIA CHIARO, ce n’è per tutti, ma per chi si muove nel pubblico, con quel minimo di visibilità che ogni adesione o incarico comporta, c’è la certezza di un’avversione pregiudiziale, in moltiplicazione incontrollata. Si va a caccia di ogni pretesto per attaccare, denigrare, ingiuriare. Non sono solo ipotesi, ci sono purtroppo i numeri su questa inquietante tendenza. Che è rilevata comunque, occorre sottolinearlo, in difetto. Ciò che emerge - con un crescendo continuo -  è solo una punta. Di fronte al passo di una denuncia, molti (i più) desistono e soffrono nel silenzio. Dalle statistiche del 2017 si è saputo che le denunce per ingiurie in Svizzera sono state 9.555, quasi raddoppiate rispetto alle 5.775 del 2009. Ora la media è di 25 casi al giorno. Motivo in più di turbamento è l’aumento degli attacchi personali sui social, sferrati dal popolo tenebroso degli "haters". Un esempio? La laburista britannica Diane Abbott è stata vittima, nel 2017, di almeno 30 mila tweet: donna, nera, politica, e giù invettive e volgarità.
NON BISOGNA farsi sfiorare dal dubbio che il passato fosse popolato solo di anime candide, ma le aggressioni verbali, gli affronti avvenivano tra persone ed erano circoscritte al villaggio. Adesso internet assicura clamore mediatico immediato e sconfinato. Qualche innocentista sostiene che quanti gettano fango online  lo fanno ignorando che si tratta di un reato. No, lo sanno benissimo, ma contano di colpire a man bassa e nell’impunità. Un esercito di 6 mila volontari ha analizzato i tweet in cui comparivano a qualunque titolo i nomi di 778 donne parlamentari inglesi e americane e giornaliste politiche. Risultato: hanno subito un oltraggio ogni mezzo minuto.
NON POSSIAMO rassegnarci a subire la protervia degli "haters". Ora c’è anche un prezioso alleato a fianco di chi vuole reagire: si chiama #NetzCourage, che offre sostegno gratuito alle vittime di odio via internet (nel 2018, già più di mille le richieste d’aiuto). Battaglie politiche, confronti anche aspri ci stanno: ma sulle azioni, non sull’identità, magari aggravata dal genere.
13.01.2019


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