Il diario
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I nomi e la giustizia
carne viva delle persone
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,
quasi ogni giorno ci imbattiamo in cronache giudiziarie e, di fronte a vicende che ci lambiscono, ci chiediamo: quale giustizia vogliamo e qual è il nostro senso di giustizia? Siamo convinti, in generale, che il terzo potere sia un architrave del vivere sociale, assicurandoci protezione nei nostri diritti fondamentali ed equilibrando i rapporti della convivenza umana. Talora però si ha l’impressione di essere davanti a un’alpestre salita nell’accertamento di fatti e responsabilità, vuoi per la complessità della materia, vuoi per i ritardi che si accumulano. È quanto si è visto con il processo all’ex-funzionario del Dss, dopo una sentenza discussa, che ha avuto diverse ricadute, anche in campo politico. E le luci della ribalta restano accese nell’attesa della chiarezza piena.
UN NERVO SCOPERTO e molto sensibile è quello della pubblicazione delle generalità degli imputati di gravi accuse. Oggi si sono aggiunti i social a moltiplicare il clamore della comunicazione, con il risultato di un doppio registro. Così, ad esempio, il nome dell’imputato ex-DSS, rimasto coperto per rispetto di molte persone e circostanze - anche delle stesse vittime - è uscito dal tribunale e dall’aula di dibattimento ed è stato dato in mano ai clic. Chiunque, per curiosità o per morbosità, ha potuto sapere e poi far sapere, secondo il collaudato meccanismo del passaparola. Fin dove si potrà arrivare di questo passo, sempre più veloce, in un’area dove i controlli si fanno più precari, in parallelo con l’espansione capillare di internet, il tamtam della modernità? I dispositivi di legge ci sono e dovrebbero valere per tutti, non solo per alcuni.
PROPRIO il 9 febbraio scorso, ricevendo in udienza i magistrati, Papa Francesco è andato al cuore dell’esercizio della Giustizia: tempi e modi con i quali questa viene amministrata "toccano la carne viva delle persone e possono lasciare ferite di oblio e di discriminazione". C’è di mezzo l’irrinunciabile dignità della persona, che non può essere occasionale o ad altimetria variabile.
MOLTI SI PORTANO dentro sfregi che non si rimarginano, avendo peraltro coscienza di estraneità ai fatti ed essendo sovraesposti ad una impietosa gogna mediatica, che non cessa mai del tutto, neppure con una sentenza di assoluzione. Com’è stato nella vita di Fausto Cattaneo, ex-commissario dell’Antidroga nella Polcantonale, morto questa settimana, un lottatore estremo e coraggioso. Era finito sotto processo nel 2015 al Tribunale penale federale per denuncia mendace. Se n’è andato almeno con l’onore restituitogli dall’assoluzione, dopo aver lavorato per oltre 30 anni contro i trafficanti di droga, pesci piccoli e squali di ogni latitudine. Per senso del dovere e per un argine alla morte truccata da piacere.
17.02.2019


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