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Se infanghiamo
i sogni di Greta
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,
c’era da aspettarselo. Contro l’adolescente svedese con il viso da bambina, diventata un planetario simbolo positivo e trascinante, s’è scatenato un uragano di cattiverie, insulti, malignità. Bersaglio delle moltitudini con l’occhio torvo è lei, Greta Thunberg, 16 anni all’anagrafe, parecchio abbassati dalle treccine bionde, che sono la sua carta d’identità. La macchina del fango stavolta s’è messa in azione su scala globale. Una colata sta arrivando addosso a questa voce che coscientizza per salvare l’ambiente e il clima. Ce n’è per lei e per la sua famiglia, con una virulenza inaudita e vergognosa scatenata dagli "haters" (gli "odiatori" e "odianti" del web). In un’epoca materializzata al massimo, Greta ha saputo riaccendere speranze e sogni, è riuscita ad affermarsi sul terreno dove franano i politici: parlare al cuore dei ragazzi e dei giovani, infiammandoli d’entusiasmo sulle piazze di tutta la Terra. Sarà un fuoco di paglia? E chi se ne importa? Al suo attivo ha già un credito e una capacità di mobilitazione inimmaginabili. Diamogliene atto e ciascuno faccia piuttosto la sua parte.
L’ASPETTO INQUIETANTE è che ormai diffidiamo di tutti e di tutto, in una miscela avvelenata di dubbi, sfiducia e pregiudizio. Che porta a un deprimente ripiegamento in noi stessi. Mai abbiamo saputo tanto quanto oggi e mai siamo stati così sospettosi. Una ragazzina chiama a raccolta i volonterosi con il cartello della responsabilità collettiva: cittadini e politici, mondo della finanza e scienza. Dovremmo rallegrarcene.
STIAMO ANDANDO a sbattere come pianeta, ma le colpe vengono scaricate dagli uni sugli altri, come se questo servisse a qualcosa e attenuasse le colpe. Invece di renderci conto dell’emergenza e del parallelo imperativo per un recupero sul tempo perduto, ci si chiama fuori. Come ha fatto Trump appena messo piede alla Casa Bianca, ingranando la retromarcia rispetto agli accordi di Parigi e riportando gli Usa alla preistoria delle centrali a carbone.
LA COSTRUZIONE del futuro può attendere, quella può sempre attendere. Poi ci meravigliamo se la natura presenta drammatici conti quando si scatena, e non lo fa solo con lontani tsunami, ma con disastri anche alle nostre latitudini. La politica, come servizio alla comunità, dovrebbe avere il coraggio della lungimiranza, progettando opere che magari non si vedranno realizzate, anche a costo di perdere la "cadrega". Succede in genere l’esatto contrario e chi sta al potere, pensa principalmente a mantenerlo. Senza perifrasi, semmai con un po’ di utopia, ci vorrebbero politici liberi dentro, coraggiosi, non ossessionati dalla rielezione. Donne e uomini capaci ancora di sognare e far sognare. Come Greta, suscitatrice di ideali.
24.03.2019


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