Diario
Guardare al futuro
come "promessa"
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,&softReturn;ricominciamo il viaggio nel tempo, tra fatti, protagonisti e storie che ci lambiscono o comunque ci riguardano. Ripartiamo da lontano - siamo alberi dalle radici antiche - con il fermo intento di guardare avanti. Il passato deve insegnare, ma non possiamo fermarci a ieri, a quel ricorrente e stantio "abbiamo fatto sempre così".
IL PRIMO AGOSTO, al Passo del San Gottardo, il vescovo Valerio Lazzeri ha avuto parole chiare e coraggiose durante la Messa. Ha parlato di minacce, "oggi più difficili da identificare", di "timori nascosti, elementi inquietanti interni ed esterni, che, pur dentro una situazione di generale e diffuso benessere, rispetto a quella di molti altri Paesi, riescono a non farci vivere bene, a irrigidirci, a renderci diffidenti verso gli altri, incerti sul domani, preoccupati spesso ossessivamente di tutto". C’è un tema importante che si può condensare in un passaggio molto efficace di Lazzeri: "Pur stando bene, anche in Svizzera tendiamo a guardare al futuro come a una minaccia più che a una promessa".
ECCO IL PUNTO: sotto il peso di notizie incessanti, cariche di preoccupazioni, perché la cronaca è imbottita di negatività, rischiamo di farci "soffocare e morire per mancanza di respiro, per carenza di motivazioni vitali". Vi si arriva "quando si sceglie di far prevalere i fantasmi più oscuri". Risuona ancora l’esortazione di Karol Wojtyla, papa giovane e straniero appena eletto: "Non abbiate paura!". Ce lo imponiamo tutti, ma non è facile, con gli incessanti cambiamenti che ci interrogano: siamo disorientati per eccesso di velocità o di lentezza? Guardiamo avanti, d’accordo, ma se fosse dalla parte sbagliata?
CI VOGLIONO fiducia, positività, passione, in presenza di un mondo finito abbondantemente fuori rotta. Pensiamo ai disastri in materia di economia e finanza sotto il segno della recessione, pagata sempre da una parte soltanto. Siamo in piena emergenza climatica, rilanciata dal vertice di Losanna proprio in questi giorni, con Greta Thunberg, 16 anni, e Jacques Dubochet, 77 anni, Nobel per la chimica, il nonno e la bambina uniti da idea e ideale. E che dire di quella politica di propaganda e retorica, persuasa che bastino dazi, decisioni unilaterali e odio a risolvere i problemi invece che dialogo e mediazione. Più che la forza dei muscoli occorre quella del pensiero.
LA SPERANZA non può essere attesa passiva, anticamera infinita. Il contadino, con la sua saggezza, ci insegna che non basta seminare, ma si deve avere cura del "dopo" di quel primo passo.
11.08.2019


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