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Il diario
Ma dopo la quarantena
torneremo a festeggiare
GIUSEPPE ZOIS


Caro Diario,
è difficile sollevare lo sguardo e coltivare pensieri vestiti di primavera. È un tempo così, in cui anche la speranza pare appesantita dalle troppe croci. C’è da auspicare che Pasqua con la sua serenità riesca a dissipare le troppe nubi sul futuro. Possiamo anche stare bene di salute, al riparo dentro case-fortezza, relativamente protetti e al riparo dal nemico occulto, poi però subentra di prepotenza la parte oscura, difficile da controllare, con le mille facce dell’ansia, del "chissà", del dolore.

DOVREMMO prendere esempio, e potrebbe anche farci bene, dai bambini e dalla loro lieta fiducia nei genitori. Come potrebbero crescere distesi se fossero consapevoli come gli adulti che nulla dura per sempre? Non a caso si dice che il domani ha due volti: quello rosa e felice dell’infanzia e l’altro con le rughe della maturità, ma anche con la ricchezza dell’esperienza. I bambini hanno le loro abitudini e le mantengono con l’unico mutamento dello spazio fattosi ristretto e senza la vivacità degli incontri in libertà per giocare con gli amici.

AGLI ADULTI sono venuti di colpo a mancare molti rituali che riempivano le ore: la partita a carte, il bianchino o il caffè al bar, le quattro chiacchiere in compagnia, insomma la quotidianità. Di più: mancano anche i momenti insieme per condividere una passione - concerti, teatro, calcio… - o di fede nelle chiese. Stiamo provando anche la caduta dei riti. Ce ne accorgiamo soprattutto adesso, quando sappiamo di persone con cui avevamo legami forti che ci lasciano e alle quali non possiamo portare un segno di vicinanza. Impossibilitati anche di esprimere partecipazione - che è anche motivo di conforto e calore umano - ai parenti. In queste lunghe settimane tutto è diventato freddo: si muore senza un congiunto accanto, senza un funerale. E questa è la negazione stessa della relazione, che è l’architrave della comunità. Ci siamo dovuti congedare a distanza da amici fraterni, senza un ultimo gesto di gratitudine (viene prima, e si capisce, il dovere primario di proteggere la salute di tutti).

USCIREMO dal tunnel e ci rifaremo dal vivo. Dopo l’astinenza a tempo indeterminato da abbracci, strette di mano, baci, sarà una grande gioia ritrovare la libertà e manifestarci reciproci sentimenti. Con un valore aggiunto: che le nostre effusioni saranno più vere e più sentite. Non c’è come una rinuncia che sappia poi rivalutare il piacere di un recupero. E anche questa sarà una Pasqua.
05.04.2020


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