Le previsioni dei costi per la lotta al Covid-19
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Anche di 1 miliardo
la spesa sanitaria
BRUNO CEREGHETTI SPECIALISTA IN POLITICA SANITARIA


Compito improbo, quello che mi chiede il Direttore, di esprimermi sui costi di una guerra in pieno svolgimento e di cui non si sanno né l’intensità e tanto meno la durata. Né se il radicamento del virus nella popolazione scatenerà nuove ondate pandemiche successive alla prima. Non mi sottrarrò, pur con tutti i benefici di inventario di una situazione per noi imprevista, ma che è sfuggita di mano a chi di dovere al suo primo apparire. E questa è un’aggravante non indifferente sui costi che si determineranno a livello sanitario. Che non sono solo monetari, ma si misurano anche in vite umane. Che la pandemia toccasse pure il nostro cantone, e da lì tutta la Svizzera, era certo dal momento in cui il virus ha penetrato la Lombardia. Che i costi conseguenti sarebbero dipesi anche dalle misure di salute pubblica da intraprendere all’inizio, pure appare evidente.
Ora è giocoforza constatare, perché è sotto gli occhi di tutti, il balbettamento reattivo iniziale, perché di proattività, necessaria come non mai in queste situazioni, all’inizio non se n’è vista. Allora sui costi del sistema sanitario peseranno come macigni i carnevali, l’apertura delle scuole dopo le vacanze di carnevale nonostante il Piano pandemico nazionale (edizione 2018) indichi (pag. 44) che "La chiusura delle scuole può essere utile nella fase precoce della pandemia", i mancati controlli selettivi alle dogane da subito (all’insegna del motto qualunquista che il virus non conosce le frontiere, dimenticando che i virus non hanno gambe e per attraversare i territori usano gambe umane).
Per non parlare della mezza verità che il Covid-19 non si conosce(va). Perché l’altra metà della verità non poteva di certo sfuggire a chi di dovere, tanto era evidente: bastava guardare quanto stava capitando nella provincia cinese di Hubei, in Corea, in Giappone, ma già anche nella Lombardia pre-carnascialesca: l’espansione esponenziale del contagio, l’aggressività del virus, ma soprattutto il fatto che il virus può essere trasmesso anche da soggetti asintomatici.
È solo grazie alla reazione civile del mondo sanitario ticinese se le cose sono diametralmente cambiate, a partire dalla chiusura delle scuole solo qualche ora dopo aver riconfermato ad alta voce che questa soluzione sarebbe stata il male assoluto.
Un modello matematico del professor Christian Althaus (Università di Berna) ha indicato che con "misure asiatiche" si possono ridurre i contagi del 32%, con il picco dilazionato a luglio, ma soprattutto con molto meno casi.
Orbene, se è vero che da noi non è possibile preconizzare misure cinesi, è altrettanto vero che se le "misure ticinesi" iniziali fossero state improntate alla logica che pur discendeva da un’evidenza scientifica osservabile, il gravame sul sistema sanitario si sarebbe rivelato ben più contenuto sia qui che, verosimilmente, nel resto della Svizzera.
E ora, i costi della guerra? Ci si diparte dal Piano pandemico nazionale. Essi potrebbero arrivare a 700 milioni di franchi (320 a carico degli assicuratori malattie e 380 a carico dei Cantoni), con possibile oscillazione fino al miliardo (460 milioni su assicuratori malattie e 540 sui Cantoni). Tutto sommato né gli assicuratori (ricchi in riserve monetarie) né i Cantoni falliranno. Ma sono i costi in morti a essere ancor più indecenti. Entreranno nelle statistiche e basta. Come morti da Covid-19 nel 2020. Senza suddivisioni tra le inerzie istituzionali come concause.
22.03.2020


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