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Economisti e imprenditori analizzano il mercato del lavoro
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"L'occupazione svizzera
è da primato europeo"
CLEMENTE MAZZETTA


Ridurre il tasso di disoccupazione al di sotto del 3%? Dare un impiego ai 5 mila senza lavoro registrati dagli uffici di collocamento nel mese di luglio? Impresa possibile?
"Difficile dire quale potrebbe essere il tasso minimo della disoccupazione in Ticino - risponde l’economista Angelo Geninazzi -. Una percentuale di senza lavoro ci sarà sempre". Geninazzi ricorre ad una serie di termini, disoccupazione frizionale, congiunturale, stagionale, strutturale, per dire che non sarà facile far meglio di questo 3% di disoccupazione (dato della Segreteria di Stato dell’economia, Seco), al di sotto della media Svizzera.  
"Alcuni economisti parlano di piena occupazione quando i senza lavoro sono il 2%, altri indicano il 5%, si tratta comunque di quella mobilità dei lavoratori che fa parte del sistema economico", ricorda Franco Ambrosetti. Il  presidente onorario della Camera di commercio considera positivo questo 3%: "Il più basso d’Europa, probabilmente del mondo. I livelli di impiego in Svizzera sono da primato se confrontati con i Paesi dell’Ue". Il Ticino non è più il fanalino di coda dei cantoni. Negli anni ’90 il tasso di disoccupazione veleggiava attorno al 9% (Seco), di un terzo superiore alla media nazionale. Il risultato è significativo, se si considera che nel resto della Svizzera la forza lavoro ha più possibilità di interscambio, di equilibrio fra un cantone e l’altro, cosa impossibile in Ticino per la barriera linguistica e geografica con il nord e per quella economica-salariale con l’Italia. "Ci sarà sempre qualche esubero di manodopera in una professione e una carenza in qualcun’ altra. Ci sarà sempre un diplomato che cerca lavoro e che resta a casa. La disoccupazione si può ridurre con una miglior formazione di base, ma non eliminare del tutto", osserva Geninazzi.  Non esiste, insomma, il paradiso della piena occupazione in questo mondo.  "Premesso che il dati della Seco non contemplano tutti quelli che cercano un lavoro, non registrano gli sfiduciati, quelli che escono dalle statistiche, ma solo gli iscritti negli uffici di collocamento, questo 3% è comunque molto significativo - sottolinea Marco Passalia, vice direttore della Camera di commercio -. Sono dati che sorprendono perché contrastano con la percezione che la gente ha, ovvero che si faccia fatica a trovare opportunità professionali interessanti in Ticino". Un Ticino che dà lavoro a oltre 230 mila persone. "La domanda da farsi è piuttosto se si riesce ad aumentare l’occupazione", osserva Geninazzi: "Bisogna ora interrogarsi sul tipo di occupazione, sulle caratteristiche delle industrie, sui livelli di stipendio, sul reddito medio".  
Insomma, cercare di non  accontentarsi del 3% di disoccupazione. Per Passalia è possibile, ad esempio, creare più opportunità lavorative per le fasce di disoccupati più fragili, i più giovani o i più anziani. "Occorre incentivarli con forme di sostegno, con ulteriori sgravi alle imprese che assumono giovani o mantengono al lavoro gli ultra cinquantenni che costano di più in oneri sociali - spiega - E puntare anche su un’occupazione di qualità, con condizioni accattivanti per le aziende, compensando gli effetti della Riforma III delle imprese, evitando burocrazie,  balzelli, tasse". Migliorare le condizioni quadro del Paese, come ha sempre sostenuto Ambrosetti, che conclude: "Bisogna essere preparati, l’industria dovrà adeguarsi alle nuove sfide della robotizzazione, prendendo esempio dalla grande acciaieria austriaca Voestalpine che si è totalmente robotizzata senza diminuire gli occupati, ma formando il personale alle nuove mansioni, e innalzandoli di livello".

cmazzetta@caffe.ch
@clem_mazzetta
28.08.2016


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