Se il matrimonio scoppia il rischio è finire in assistenza
Tanti divorziati costretti
a chiedere i sussidi
STEFANO PIANCA


C’è chi ha detto che il divorzio è un lusso riservato ai ricchi. E i dati sull’assistenza sembrano confermare l’esistenza di una fragilità economica per le famiglie monoparentali". Nell’elencare le fasce più a rischio di finire in assistenza, l’economista Amalia Mirante cita anche il problema delle coppie che scoppiano. Due volte, viene da dire, la prima a livello di rapporti interpersonali e la seconda sul piano finanziario.
Del resto lo scorso anno, era stato lo stesso direttore del Dipartimento della socialità, Paolo Beltraminelli, a mettere in luce un dato per lui significativo: "Poco meno del 40 per cento dei beneficiari di assistenza - aveva detto - è divorziato. Oltre ai problemi di tipo psicologico che derivano dalla decisione dei genitori di dividersi, vi sono dunque molte implicazioni finanziarie".
A fronte di un 49 per cento di nubili e celibi in assistenza, i dati cantonali del 2014 evidenziano un 25% di assistiti divorziati cui va sommato un 7% di separati (e un altro 5% di separati di fatto). Il vaso di coccio, in questa situazione, non è solamente la donna che, magari dopo aver lasciato la professione per allevare un figlio, si trova all’improvviso a dipendere economicamente dagli alimenti, a volte incostanti, versati dall’ex marito.
Il problema investe di fatto entrambi i sessi. Perché, come sottolinea l’economista Mirante, le conseguenze per chi si separa possono essere pesanti per entrambi i divorziati: "Di fatto è come se all’improvviso si creassero due nuclei familiari, ma nessuno dei due più autosufficiente. Da un lato se in precedenza esisteva un solo reddito, ora questo non basta più per tutti e due, dall’altro anche se i redditi fossero  due è chiaro che disgiunti hanno un impatto relativo meno significativo. Tanto da rendere necessario l’aiuto economico da parte dello Stato".
28.08.2016


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