Prezzi elevati e la stretta sui crediti frenano l'immobiliare
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Otto anni di risparmi
per la "prima casa"
MASSIMO SCHIRA


Per acquistare un appartamento, in Svizzera servono in media 840mila franchi. Per una casa unifamiliare, invece, il prezzo lievita, toccando quota 1 milione e 200mila franchi. Il che significa dover risparmiare con rigore per otto anni nel primo caso (otto anni e mezzo in Ticino), per dieci anni se il sogno è quello di avere una casa tutta per sé. Secondo un’analisi pubblicata dalla società di consulenza Moneypark basata su un sondaggio realizzato dall’istituto demoscopico GfK, a pesare sulla difficoltà d’accesso alla proprietà immobiliare è prima di tutto il prezzo delle abitazioni in Svizzera, perché la quota di risparmio - in media il 12% del reddito familiare - è considerata buona. Nel confronto internazionale, infatti, l’età media in cui si acquista la prima casa in Svizzera è di 48 anni, mentre in realtà come Germania, Italia, Austria o Gran Bretagna si diventa proprietari già attorno ai trent’anni.
La voglia di casa, comunque, resta marcata. Tra gli intervistati nel sondaggio, oltre il 30% degli svizzeri vorrebbe acquistare un’abitazione di proprietà nell’arco dei prossimi 10 anni. Un sogno decisamente intergenerazionale, visto che tra gli "under 30", la quota raggiunge addirittura il 50%. "Non è sorprendente che una casa propria resti il sogno di molti, se non di tutti - spiega Tiziano Winiger, direttore della sezione ticinese dell’Associazione proprietari fondiari -. Ci sono però degli ostacoli oggettivi tra il sogno e la realtà. Da un lato, senza dubbio la difficoltà a risparmiare delle famiglie, che si riflette nella mancanza di capitale proprio. Dall’altro la scarsa flessibilità bancaria, che rende l’accesso al credito un percorso parecchio complicato".
Lo studio evidenzia poi anche come, tra il 2006 e il 2014, i prezzi per le case unifamiliari siano saliti del 38%, mentre quelli degli appartamenti in media del 60%. Imponendo quindi un risparmio medio di 172mila franchi contro i 105mila franchi di capitale proprio necessario nel 2006 per "entrare" sul mercato immobiliare. Un’evoluzione che, anche se meno marcata dallo scorso anno, beneficia quindi solo in parte dei tassi d’interesse particolarmente favorevoli. "A questa tendenza va aggiunto il fatto che il calcolo della sostenibilità personale da parte delle banche è sempre più rigido, siamo attorno al 6-7% - aggiunge Joël Camathias, titolare della Camathias Real Estate di Paradiso -. Analogamente, la valutazione bancaria sugli immobili si è fatta più prudente, imponendo al cliente di disporre di mezzi propri superiori. È chiaro che se si intende acquistare una casa da un milione di franchi e la banca la valuta 950mila franchi, la differenza va coperta con altre forme di finanziamento". Che, solitamente, sono i mezzi propri.
Un altro "freno" all’acquisto della prima casa è poi "nascosto" tra le pieghe delle imposizioni fiscali. "Non è un caso se la Svizzera resta uno dei Paesi con il più basso tasso di proprietari di casa nell’Europa occidentale - conferma Winiger -. Bisogna considerare il famoso ‘valore locativo’ dell’immobile. Che è un costo ulteriore per il proprietario, che viene gravato a livello fiscale proprio perché ha una casa sua. Di fatto, si paga un affitto anche da proprietari e non è da stimolo per il mercato".
Sogni o no, per una fascia crescente della popolazione, quella con redditi medio bassi, l’abitazione di proprietà resterà una chimera. D’altro canto, in Svizzera la tendenza ad attendere qualche anno in più per l’acquisto della prima casa è spesso anche dettata dalle esigenze di qualità dell’acquirente. Aspettare qualche anno in più significa solitamente potersi permettere una casa migliore. "È chiaro che avere più anni di lavoro e risparmio alle spalle porta un potere d’acquisto maggiore - conclude Camathias -. Oltre a maggiore stabilità sul posto di lavoro. Di positivo c’è che il valore di mercato degli immobili è rimasto piuttosto stabile. Il ritorno quando si investe sulla casa nelle giuste condizioni e nel contesto corretto, insomma, c’è sempre. Il mattone resta un buon investimento, se fatto con attenzione".

mschira@caffe.ch
@MassimoSchira
25.06.2017


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