Centinaia di milioni per rilanciare aree urbane dimenticate
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Un "cantiere Ticino"
per riqualificare le città
MAURO SPIGNESI


Soltanto se si calcolano gli investimenti previsti a Locarno, tra via Balestra e via Franscini, a Lugano-Cornaredo e a Massagno con Swiss Life, si raggiungono i 220 milioni complessivi. Se poi si allarga lo sguardo da Chiasso a Bellinzona, i milioni lievitano. Il Ticino sta infatti diventando un unico, grande cantiere. E in alcuni casi i progetti porteranno notevoli benefici, perché andranno a riqualificare le città. "Sicuramente ci sarà questo effetto, ma i nuovi insediamenti stanno portando anche a una sorta di saturazione del mercato, soprattutto per quanto riguarda gli appartamenti destinati all’affitto", spiega Renza De Dea, imprenditrice e fiduciaria.
De Dea calcola che ogni anno la popolazione del Ticino aumenta in media di 3.000 persone e dunque calcolando un fabbisogno di circa una casa ogni tre persone si arriva a un migliaio di abitazioni. "La mia - spiega l’imprenditrice - è chiaramente una stima. Detto questo, bisogna aggiungere che è in atto un gioco perverso perché tanti puntano sull’edilizia, e penso ad esempio agli investitori istituzionali che devono articolare le spese per far fruttare i propri capitali. Si sta effettivamente costruendo forse troppo. Questa tendenza ha sicuramente effetti negativi per il mercato. Ma anche positivi, perché l’eccesso di offerta porta a un abbassamento degli affitti e chi magari è in una vecchia casa può spostarsi in una nuova pagando all’incirca la stessa cifra". Gli immobili invece destinati alla vendita, per De Dea, "sono meno a rischio perché i costi delle ipoteche sono effettivamente ancora vantaggiosi".
Chi invece vede in questa sfrenata corsa al mattone solo pericoli è l’architetto Antonio Pisoni, presidente della Società ticinese per l’arte e la natura (Stan). "Francamente - dice - non avverto effetti positivi. Si sta costruendo più di quanto è necessario. È normale che tante case siano destinate a restare vuote come è normale che così facendo nascano quartieri dormitorio. La verità è che c’è tanto capitale in giro, assicurazioni e casse pensioni investono, ma soprattutto investe chi ha grossi capitali che non vuol lasciare fermi in banca dato che si rischia di finire nella spirale degli interessi negativi". Pisoni non sostiene che non si debba costruire, "ma serve un giusto equilibrio tra reale domanda e offerta, altrimenti ci sarà uno stravolgimento del paesaggio. L’eccesso farà abbassare i prezzi e chi sta in periferia punterà ad abitare in centro, rendendo alcune zone del Ticino un deserto sociale".
Tanti investimenti, vuol dire lavoro e vuol dire far girare i soldi, dunque far marciare l’economia. Ne è convinto l’imprenditore e costruttore Angelo Renzetti. "Con l’arrivo di Alptransit, con i nuovi sistemi veloci di trasporto in futuro si potrà abitare in Ticino, dove la qualità della vita è ottima, e andare a lavorare anche in altri cantoni. Dunque ci sarà necessità di case perché molti verranno a vivere qui da noi. L’importate, però, è la qualità degli insediamenti e dei progetti. Quello di Cornaredo, ad esempio, lo trovo davvero interessante perché è integrato con tutto quanto gli sta intorno, a cominciare dalla galleria Vedeggio-Cassarate".
I nuovi insediamenti suscitano qualche perplessità nell’architetto Fabio Giacomazzi, per anni rappresentante del Ticino nel Consiglio per l’assetto del territorio (Coter). "È chiaro - spiega - che ogni progetto ha sue strategie di redditività. Come è chiaro che piani come quello di Cornaredo soddisfano diverse dinamiche di sviluppo, da quelle sportive a quelle commerciali. Quello che però noto è che si sta investendo e puntando parecchio sul residenziale anche in zone come Locarno, dove non c’è un vivace dinamismo economico e un grosso aumento demografico. Ma evidentemente i soldi ci sono".

mspignesi@caffe.ch
@maurospignesi
09.07.2017


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