Domande e risposte dieci anni dopo la "Grande crisi"
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L'economia riprende
ma la paura rimane
LORETTA NAPOLEONI


Una crescita tra l‘1 e l’1,5 per cento. Sono queste le previsioni economiche per la Svizzera per tutto il 2017. Più o meno la metà di quanto il Fondo monetario internazionale indica come crescita globale per l’anno in corso. Negli Stati Uniti si prevede il 2,1, per l’Eurozona l’1,9 per cento. Tutt’altro discorso per la Cina, col 6,7 per cento. Il quadro economico mondiale migliora nettamente. Dall’estate del 2007 a quella dello scorso anno, l’economia globale ha sofferto a causa di una serie di crisi finanziarie. La più grave, come ricorda in questo servizio l’economista e nostra collaboratrice Loretta Napoleoni,  iniziata nella seconda metà del 2008. Ora, dall’inizio dell’anno i mercati vanno bene, ma l’attenzione ai costanti pericoli non può diminuire. Bisognerà attendere autunno-inverno per poter tirare il fiato completamente, salvo ovviamente imprevisti. Così analizza Loretta Napoleoni, andando direttamene all’origine della crisi per spiegarne le ragioni e, a distanza di un decennio, individuarne i possibili sbocchi.


Cosa sta succedendo all’economia mondiale?
Dall’estate del 2007 fino a quella del 2016, l’economia mondiale ha sofferto a causa di una serie di crisi finanziarie. La prima è partita dagli  Stati Uniti nel 2008, e in parte anche nel 2009,  poi nel 2011 è scoppiata la crisi del debito sovrano in Europa che è durata fino al 2013. Nel 2015 in Cina si è verificato un crollo del mercato azionario e una svalutazione a sorpresa. Durante tutti questi anni l’economia globale ha registrato una crescita lenta, che in alcuni Paesi è stata anche negativa. Ma da qualche mese, gli indicatori economici sembrano dirci che questo lungo periodo di crisi volge al termine. Sarà vero? Lo sapremo solo alla fine del 2017.

Quindi dobbiamo essere ottimisti?
Moderatamente sì. Per la prima volta dalla Grande recessione del 2007, l’economia globale sembra essere nel bel mezzo ad una ripresa economica sincronizzata, anche se meno forte in alcuni Paesi ed in via d’accelerazione in altri. Ciò che si sta verificando, insomma, pare essere un’espansione sostenibile in tutto il mondo.
L’Europa, in particolare, appare capace di sostenere una ripresa forte, mentre il Giappone sembra essere in procinto di venir fuori da alcuni sconvolgimenti economici e finanziari che lo hanno danneggiato per decenni. E la crescita della Cina è sicuramente stabile ed a livelli più elevati e rapidi di quanto si era previsto. Poi ci sono altri mercati emergenti, come il Canada e l’Australia, in fase di ripresa economica. Ma l’importante è che tutto ciò avvenga in sincronia.

Perché nel 2017 c’è stato un rallY dei mercati
La ripresa segue un rallentamento economico reale in tutto il mondo iniziato nel 2015 a seguito dell’apprezzamento del dollaro e del calo del prezzo del petrolio. Abbiamo visto un rimbalzo dei guadagni negli Stati Uniti, quelli del primo trimestre del 2017 sono stati abbastanza forti, ma bisogna aspettare la fine del terzo trimestre per averne conferma.  

I tassi d’interesse crescono. può essere una minaccia?  
Molti analisti sono convinti che questa non sia una preoccupazione. Se la ripresa è globale e sincronizzata, allora ha senso che le banche centrali iniziano a rimuovere alcuni degli stimoli in concerto. Nel lungo periodo, la pressione al rialzo dei tassi di interesse potrebbe imporre una correzione sul mercato azionario. In parte il rally del mercato azionario è legato ai tassi di interesse eccezionalmente bassi. La correzione potrebbe essere del 20 per cento se improvvisamente i rendimenti decennali del Tesoro passano al 3 per cento o a livelli più alti. Tuttavia, se questo avvenisse allora è probabile che i tassi a lungo termine torneranno a scendere, a quel punto il mercato azionario beneficierà di un nuovo rally.

Le azioni salgono, Di cosa bisogna preoccuparsi?
Della composizione del rally. Dall’inizio del 2017 l’indice Standard and Poor’s è salito dell’11%, un record ai livelli attuali. Ma quando si va ad analizzare i dati ci si accorge che la crescita è imputabile ad una manciata di grosse imprese, tra queste c’è  Amazon, Microsoft, Facebook, Apple e Johnson and Johnson.
Il problema è che l’eccellente andamento delle azioni di queste imprese ha contribuito per quasi il 30 per cento alla salita degli indici del mercato azionario compensando anche la caduta delle azioni di imprese che operano nel settore dei consumi ed in quello immobiliare. La crescita, in altre parole, è tutta attribuibile al settore dell’alta tecnologia elettronica e a quello dell’internet.
Il pericolo è che gli investitori non siano più in grado di differenziare il proprio portafoglio e smettano di acquistare le stesse azioni. Oppure che uno shock esterno, ad esempio un evento imprevedibile a carattere politico, diventi la scusa per una grossa correzione del mercato.

Non siamo ancora fuori dalla recessione?
Purtroppo no. L’alta concentrazione della composizione dei portafogli azionari sembra confermare lo scetticismo nei confronti della ripresa economica, è per questo che è bene aspettare la fine del 2017 per tirare il fiato.
E sicuramente anche le autorità monetarie del villaggio globale sono assai caute riguardo al cambio di tendenza della politica monetaria per questi motivi. Alzare i tassi per poi doverli abbassare di nuovo non è auspicabile per nessuno.
13.08.2017


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