Il salario minimo secondo un ex ministro e un imprenditore
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"Fermerà il dumping"
"Affoserà l'industria"
CLEMENTE MAZZETTA


Dopo Neuchâtel è arrivata l’ora del salario minimo anche per il Ticino. Per Pietro Martinelli, ex consigliere di Stato del Ps, una misura che "limiterà il dumping salariale".  Ma con l’effetto, per l’industriale Alberto Siccardi, "di mettere fuori gioco alcuni settori dell’industria".
Salario minimo, dunque, ma quanto minimo? Bastano 3’200 al mese, o ce ne vogliono 3’500. O meglio 3’750, come sostengono i socialisti? "Lo scopo del salario minimo deve essere sociale. Non può essere economico. Deve servire a garantire a chi lavora le risorse per una vita dignitosa qui in Ticino", taglia corto Martinelli, che avvisa i "compagni" a non tirare troppo la corda: "Con una sentenza del Tribunale federale che ha  approvato l’opzione di Neuchâtel per  salario minimo uniforme con una base di 20 franchi all’ora, mi pare inutile forzare".  Facendo i conti della serva, 20 franchi all’ora sono pressappoco 3’200 al mese.  Sufficiente per vivere in Ticino? "Non è tanto, ma due persone con 6’400 franchi possono mantenere una famiglia. Occorre essere consapevoli che dovendo garantire la piena libertà di industria e commercio, questo non può essere un’imposizione fissata su basi economiche. Ma è semplicemente un salario sociale, al di sotto del quale non si può andare, che può essere aumentato solo se cresce il costo della vita, non se l’economia va bene".  Un salario che permetta di vivere senza ricorrere alle prestazioni sociali. Altrimenti si trasforma lo "Stato sociale" in sostegno indiretto alle aziende che fanno profitti grazie ai bassi stipendi.
Comunque  per  Siccardi è un salario che non può essere una variabile indipendente dall’economia: "Imporre per legge un salario minimo di 3’750 franchi, significa semplicemente mettere fuori mercato una fetta del settore industriale che vive sulle basse retribuzioni: dovrà chiudere o delocalizzarsi - sostiene l’imprenditore  -.  Non è con una legge che si creano più posti di lavoro per i ticinesi. Ma pure un salario minimo a 3’200 franchi rischia di essere un invito a nozze per gli stranieri. Conosco ingegneri italiani che verrebbero volentieri a lavorare in Ticino per quello stipendio, che è quasi un insulto per un ticinese. Primo perché un lavoratore svizzero qualificato viene pagato in base alle sue capacità. E non 3’200 franchi. Secondo, perché dubito che un ticinese privo di specializzazione accetti quella cifra: preferiscono andare in disoccupazione". Per Siccardi così non si risolve il problema del lavoro per i residenti, con un salario minimo si evitano piuttosto distorsioni retributive verso gli stranieri felici di venire in Ticino. Anche Martinelli aggiunge: "Il salario minimo, pur non essendo una misura risolutiva evita fenomeni di dumping clamorosi. Casi che, grazie alla differenza del costo della vita, consentono ai lavoratori frontalieri  in settori senza contratto collettivo del  commercio e dell’industria, di lavorare per 1’500/2’000 franchi al mese, uno stipendio che permette di vivere in Italia. Così  ‘ rubano’ posti di lavoro ai ticinesi, cosa che non accadrebbe con il salario minimo che deve garantire una vita dignitosa in Ticino, non in Italia".  
La sentenza del tribunale federale per Martinelli mette però in difficoltà il governo nel dover rispondere con una legge al principio del salario differenziato dell’iniziativa "salviamo il lavoro in Ticino" dei Verdi: "Il salario minimo differenziato per cui si dovrebbe pagare di più chi svolge professioni come quella del’ingegnere, rispetto ad un’impiegata di commercio, è un ragionamento economico, e non più una sociale"; spiega l’ex consigliere di Stato, secondo cui sarebbe meglio attenersi alle conclusione del tribunale federale. "Eventualmente argomentando che il  costo della vita in Ticino è superiore a quello di Neuchâtel, andare un po’ oltre ai 3’200 franchi. Ma senza tirare troppo la corda. Altrimenti si   rischia di innescare una serie di ricorsi e perdere tempo".

c.m.
13.08.2017


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