Pro e contro l'idea basilese di tassare direttamente i salari
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"Anche per i residenti
le imposte alla fonte"
MASSIMO SCHIRA


Il prelievo delle imposte direttamente dalla busta paga anche per i residenti potrebbe presto rientrare dalla porta principale quale tema nel dibattito politico ed economico a livello cantonale e federale. A far da "apripista" in questo senso - anche se l’argomento non è nuovo in Svizzera - Basilea, con un’iniziativa lanciata in questa direzione che potrebbe presto passare attraverso il voto popolare. Lo scopo principale per lo Stato sarebbe quello di riuscire ad incassare il "tesoretto" di milioni normalmente persi a causa dei contribuenti morosi. Lo scorso anno, in Ticino, i precetti esecutivi per mancato pagamento delle imposte sono stati 9.643, mentre i casi terminati con un attestato di carenza beni sono stati l’1% del gettito fiscale delle persone fisiche.
Tecnicamente, lo Stato preleverebbe una percentuale fissa sullo stipendio lordo dei lavoratori (a Basilea è calcolata al 10%) attraverso una detrazione effettuata direttamente dal datore di lavoro (nel caso di dipendenti). Alle autorità fiscali toccherebbe poi il compito di emettere eventuali conguagli. "Si tratterebbe di dedurre un acconto dal salario - spiega al Caffè Giordano Macchi, vice direttore alla Divisione delle contribuzioni ticinese -. Ma il forfait proposto a Basilea non rispecchierebbe la reale capacità contributiva dei singoli cittadini. Alcuni pagherebbero troppo poco, ad altri, invece, bisognerebbe restituire denaro una volta elaborati i conteggi. Che non potrebbero, ad esempio, tener conto delle deduzioni. Un sistema che ha qualche vantaggio, ma che presenta anche alcuni problemi, insomma".
Il principale ostacolo, secondo Macchi, è però legato all’eterogeneità del mercato del lavoro e quindi anche dei "profili" da tassare a livello fiscale. "Si rischierebbe di non poter coprire parecchie casistiche - osserva -. Per esempio, per gli indipendenti queste sarebbero misure ben difficilmente applicabili. Da nostri calcoli, 105mila dei 210mila contribuenti totali in Ticino rimarrebbero esclusi. E non è detto che si risolverebbero i problemi di chi non paga, perché manca uno strumento che tracci il rapporto tra tipo di professione e versamento delle imposte. Si andrebbe magari a colpire dove non serve. Bisognerebbe piuttosto individuare meglio le fasce lavorative dove vi sono le maggiori difficoltà nei versamenti".
Tra i problemi, anche il rapporto tra imprenditori e Stato. Una delle prime obiezioni al progetto basilese è stata quella che le aziende non sono disposte a trasformarsi in esattori fiscali, a subire un aggravio di lavoro amministrativo obbligatorio. "Non è solo questo a rendere difficilmente applicabile il prelievo diretto - aggiunge Macchi -. In Ticino, ad esempio, per il prelievo diretto dell’imposta alla fonte per i lavoratori stranieri, le aziende vengono indennizzate dallo Stato. Fanno del lavoro per noi e vengono rimborsate per questo. Con il modello Basilea, finiremmo a dover versare alle imprese un milione ogni 100 milioni di incasso". Da ultimo, secondo Macchi, per gli uffici cantonali del fisco ci sarebbero compiti raddoppiati. Soprattutto per quello dell’imposta alla fonte. "Con difficoltà anche nella gestione di cassa", conclude.

m.s.
13.08.2017


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