Il mix tra ente pubblico e aziende è virtuoso per la cultura
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'Lo Stato è da stimolo
per gli sponsor privati'
MASSIMO SCHIRA


Le ricadute economiche degli eventi culturali, specie quando finanziati dall’ente pubblico, sono spesso al centro delle polemiche. Ne sa qualcosa Marco Solari, che dal 2000 occupa la poltrona di presidente di Locarno Festival, la kermesse internazionale del cinema. "Da anni sosteniamo che le spese nella cultura sono investimenti e non solo costi - osserva Solari -. Uno studio sulle ricadute del Festival ha dimostrato che per ogni franco investito, vi è un minimo di tre franchi di ricaduta sul territorio. È francamente impossibile non vedere questo genere di vantaggio. Avere uno Stato che sostiene la cultura, significa poi anche stimolare le aziende private a fare altrettanto, non solo a caccia di un ritorno da profilo commerciale, ma anche per responsabilità sociale".
Dietro il calcolo del potenziale economico della cultura in un territorio come quello ticinese, però, non si nasconde solo la capacità di attrarre turisti e ospiti. Il discorso è ben più ampio. "L’indotto economico della cultura va inteso a due livelli - sottolinea Rudy Chiappini, responsabile dei servizi culturali della città di Locarno e organizzatore di mostre -. Il primo è quello legato ai visitatori, specie se vengono da lontano, ma il secondo è altrettanto importante, perché si riferisce alle aziende locali. Quelle che lavorano ad esempio all’allestimento o allo smontaggio delle mostre. Penso a falegnami, imprese di pittura, grafici, stampatori e ditte specializzate nel trasporto e nella logistica. Certo, l’importante è far lavorare aziende locali".
Dalle esposizioni agli spettacoli musicali, il passo è breve e la conferma che l’ente pubblico sostiene la cultura anche come veicolo di crescita economica è visto come un segnale incoraggiante in un momento difficile. "Speriamo che il sostegno dello Stato alla cultura sia uno stimolo per gli sponsor privati - afferma Jacky Marti, organizzatore di Estival Jazz a Lugano -, perché è impossibile pensare un evento senza che gran parte di esso sia sostenuto dalle aziende. Ed è anche giusto così, però va detto che, oggi, la situazione è particolarmente difficoltosa anche per una manifestazione come Estival. Certo, Estival, dopo 39 anni, è ormai un ‘brand’ che aiuta a trattenere gli sponsor più fedeli, ma non bisogna pensare che sia tutto semplice".
A Lugano, l’investimento pubblico per la realizzazione del Lac è testimonianza diretta della volontà di puntare sulla cultura. "Per essere redditizio sul territorio, aspetto su cui si è molto insistito anche alla creazione del Lac - conferma Lorenzo Sganzini, direttore della divisione cultura cittadina -, il centro culturale deve produrre cultura e non solo acquistarla. Altrimenti le risorse finiscono altrove. Il connubio pubblico-privato è stimolato da un centro forte, diventa uno scambio virtuoso. Non a caso, già oggi solo il 40% delle risorse necessarie al Lac è coperto dalla città". Oltre alle ricadute "tangibili", quelle misurabili dagli studi, gli eventi culturali offrono al territorio una visibilità difficilmente quantificabile in termini di indotto. "Il valore promozionale di un evento come Locarno Festival è impagabile - conclude Marco Solari -. Perché sui media che lo seguono, non si parla solo di cinema, ma anche di tutto quanto a Locarno ruota attorno. Essere presenti su testate come LeMonde o il New York Times, offre alla regione una visibilità che vale oro".

m.s.
27.08.2017


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