Viaggio fra le "start up" in attesa degli incentivi fiscali
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Piccole idee crescono
...ma manca il denaro
PATRIZIA GUENZI


Si sa, il denaro fa la differenza. E quando manca, quando anche la banca non fa credito perché troppo rischioso, qualsiasi progetto fatica a decollare. È il principale ostacolo delle startup, piccole aziende innovative che nascono con tanta voglia di farcela ma che spesso non trovano sostegni economici sufficienti per concretizzare la loro idea. È quello che hanno detto al Caffè tutti gli intervistati, amministratori delegati e ceo di startup molto diverse tra loro, ma confrontate con uguali difficoltà.  C’è attesa dunque per gli incentivi fiscali annunciati dal governo ticinese un paio di settimane fa, con l’obiettivo di promuovere startup e favorire opportunità professionali per i giovani. Misure fiscali che s’inseriscono nella nuova strategia politica che vuole contribuire a rendere il cantone un territorio particolarmente attrattivo per la nascita e la crescita di aziende innovative.
Ma le difficoltà iniziali restano. Certo esistono soluzioni, come ad esempio partecipare a qualche concorso, svizzero o europeo, che mette in palio premi in denaro per i più innovativi. Ma occorre tempo e l’esito è incerto. Oppure, come spiega Nicola Mona, ceo di Skypull Lugano, avere un po’ di fortuna e trovare  "investitori di capitale a rischio". Perché l’azzardo c’è. Per qualsiasi nuova impresa, anche se si basa su un’idea molto promettente.
In Ticino il settore principale di attività è farmaceutico e medico. Non solo nelle startup, ovviamente, e anche la tecnologia finanziaria funziona bene. Altra tendenza interessante è la connessione tra moda e startup, che promette grandi opportunità. Dai dati startups.ch, emerge che ad agosto di quest’anno c’è stato un aumento del 6% di nuove iscrizioni nel registro di commercio rispetto all’anno precedente. In numeri assoluti sono 2.949 nuove iscrizioni. Le nuove costituzioni si registrano da sempre soprattutto nei cantoni di Zurigo, Berna e Zugo.

Manca la spinta iniziale. I soldi per mettere in piedi in tempi rapidi una startup. Sostegni ce n’è, ma resta comunque difficile riuscire ad ottenere in fretta un gruzzolo, anche piccolo, per entrare sul mercato. È questa la principale critica delle neo aziende, fondate e per lo più dirette da giovani imprenditori, interpellate dal Caffè. Senza nulla togliere agli incentivi fiscali annunciati dal governo, per promuovere startup e favorire opportunità professionali per i giovani. Misure fiscali che s’inseriscono nella nuova strategia cantonale per contribuire a rendere il Ticino un territorio particolarmente attrattivo per la nascita e la crescita di aziende innovative. "In realtà fare startup in questo cantone è piuttosto faticoso - osserva Federico Parli, 35 anni, ceo di Regalo App, piattaforma che promuove il riutilizzo di oggetti, attiva da un paio di anni -. Prima di iniziare abbiamo presentato la nostra App, in una versione non definitiva, sia qui che in Svizzera tedesca. Oltre Gottardo il riscontro è stato decisamente più positivo. Ci siamo quindi detti che l’idea era buona e che non dovevamo mollare. Ma resta la difficoltà di trovare investitori pronti a dare fiducia ad un progetto ancora sulla carta".
Progetti sulla carta che in Ticino non mancano. La prossimità con l’Italia significa pure avere un grande serbatoio di talenti nelle vicinanze. Ma ogni nuova idea, per muovere i primi passi ha bisogno di denaro. "Alle startup servono i fondi iniziali - ribadisce Marco Dal Lago, ceo e fondatore 27enne, assieme ad altri tre soci, di Clara Swiss Tech, che ha brevettato una rivoluzionaria "smart jacket" per ciclisti e runner, munita di frecce direzionali e luci di frenata -. La difficoltà in questo cantone è reperire prima, intendo dire  quando il progetto è ancora in fase embrionale, i soldi per partire. Non che manchino i sostegni, ma per averli c’è un iter burocratico piuttosto laborioso. Giustamente, certo, ma un po’ più di flessibilità ci metterebbe al passo di altri Paesi. Penso a Olanda, Finlandia e Inghilterra. A Londra, ad esempio, alle aziende neonate viene restituito il 33% dei costi per la ricerca e lo sviluppo". L’impressione è che vi sia la tendenza a privilegiare soprattutto le alte tecnologie. "La nostra azienda ha investito parecchio in Ticino, oggi siamo leader del trasporto condiviso. Eppure sino ad oggi non siamo stati aiutati sufficientemente - dice Mirko Baruffini, 37 anni, responsabile business di BePooler, società specializzata nella gestione e nello sviluppo di servizi innovativi di car pooling aziendale -. A livello generale vorremmo sostegni maggiori da parte del cantone".
E allora, ci si rivolge ai privati. Investitori che hanno lo sguardo lungo, che si assumono anche dei rischi, e che danno fiducia ai giovani. "Il caso nostro - riprende Dal Lago -. Si chiamano anche business angels, ma non è facile incontrarli. Ma noi siamo fiduciosi. La nostra intenzione è di svilupparci ulteriormente, viste le tante richieste che abbiamo da parte di grossisti, punti vendita e clienti online. Vedremo come andrà il lancio pubblicitario che stiamo preparando per fine-inizio anno. Magari, ora che siamo da un po’ sul mercato e che ci siamo fatti conoscere, sarà forse più facile". La difficoltà maggiore per alcune startup è presentare subito un prodotto ben preciso, concreto. Non sempre è possibile. "Un’App, di fatto, è un prodotto che non esiste, è come vendere aria - sottolinea Parli -. Quindi è comprensibile che un investitore voglia vedere un prototipo, o per lo meno qualcosa di più concreto. Figuriamoci! Il nostro business si basa sul regalo. Sul regalo di ciò che apparentemente è destinato ad essere buttato. La nostra App funziona come un crowdfunding online, ma invece di chiedere denaro, si sollecitano gli internauti a donare  oggetti, beni di qualsiasi tipo, per realizzare un’idea".
Si sente, dunque, l’esigenza di uno sguardo più lungimirante per il settore. "Peccato, perché il Ticino è un cantone dove vale comunque la pena provarci, perché si beneficia del ‘modello’ svizzero", osserva Baruffini. "Ma è molto faticoso - replica Nicola Mona, 42 anni, che con quattro soci ha sviluppato un sistema eolico d’alta quota per sfruttare l’energia del vento tramite droni e fondato Skypull a Lugano -. All’inizio le banche non concedono crediti perché è troppo rischioso. Noi abbiamo partecipato a numerosi concorsi nazionali ed europei, detti anche competition, che mettono in palio soldi; sono stati la nostra rampa di lancio. Lo scorso giugno abbiamo vinto uno dei premi più prestigiosi in Svizzera e con quelli siamo riusciti a fare i primi prototipi. Ora ci servono degli investitori, e non sarà semplice trovarli".
In Ticino il settore principale di attività è farmaceutico e medico. Non solo nelle startup, ovviamente, e anche la tecnologia finanziaria funziona bene. Altra tendenza interessante è la connessione tra moda e tecnologia, che promette grandi opportunità. Dai dati startups.ch, emerge che ad agosto di quest’anno c’è stato un aumento del 6,04% di nuove iscrizioni nel registro di commercio rispetto all’anno precedente. In numeri assoluti sono 2.949 nuove iscrizioni. Sin dal 2014 il mese di agosto è solitamente fecondo, ma mai come quest’anno. La regione della Svizzera tedesca è quella che ha ottenuto più crescita (9.74%), in particolare nei cantoni di Zurigo, Berna e Zugo, dove da sempre si registra il maggior numero di nuove costituzioni.
Il Ticino sembra invece non essere riuscito a trarre vantaggio dall’ottimismo che si respira nell’economia; è l’unica regione con una crescita negativa del 13,17%, confermando un trend. Infatti, negli ultimi mesi nel cantone c’è stato un declino (in parte forte) delle nuove imprese. Fatta eccezione per i mesi di gennaio ( 4.14%), marzo (  9.40) e maggio ( 10.66), dove in Ticino è aumentato il numero di nuove imprese rispetto all’anno precedente.

p.g.
08.10.2017


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