No di sindacati ed economisti alla deregulation del lavoro
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"È una vera follia
lavorare senza orari"
CLEMENTE MAZZETTA


Lavorare meno lavorare tutti". Enrico Borelli, segretario di Unia, riprende un vecchio slogan sindacale per contrastare le ultime tendenze che mirano a liberalizzare l’orario di lavoro. Oltre le 45 ore settimanali, addirittura fino a 60, come chiesto da alcune associazioni padronali. Proposte che puntano ad abolire lo standard delle 8 ore giornaliere, il riposo notturno, quello domenicale, le pause. "Queste iniziative parlamentari  per l’abolizione delle registrazioni del lavoro, sono la dimostrazione che malgrado il deterioramento delle condizioni d’impiego, a livello politico si continua a proporre le stesse ricette - commenta Borelli -. È una vera follia".  
Intanto il Consiglio federale proprio questa settimana ha avviato la procedura di consultazione sulla revisione dell’ordinanza sulla durata del lavoro. E questo mentre in Ticino è aumentato il part-time, salito a 55mila occupati. "Il lavoro è un diritto e va distribuito più equamente - ribadisce Borelli - . Attualmente  in Ticino ci sono 17mila sottoccupati che vorrebbero lavorare di più. Mentre ad una parte considerevole di chi è occupato viene chiesto di prestare ore supplementari". L’idea di lavorare di meno, lavorare meglio, lavorare tutti è una vecchia proposta della sinistra che non ha trovato applicazione. "Continuo a sostenere che bisognerebbe agire in controtendenza e regolare maggiormente il mondo del lavoro – aggiunge Borelli - . Più questo mercato sfugge al controllo, più è flessibile, più aumentano le problematiche socio-sanitarie. Più si liberalizza, più i lavoratori sono messi in concorrenza l’uno contro. Più si peggiorano le condizioni di lavoro".
Oggi la durata massima della settimana lavorativa è di  45 ore per i lavoratori delle aziende industriali, il personale d’ufficio, gli impiegati tecnici, il personale di vendita delle grandi aziende del commercio al minuto. Di 50 ore per tutti gli altri lavoratori. Nelle aziende la cui attività è esposta a interruzioni per intemperie o a fluttuazioni stagionali, la durata massima della settimana può essere prolungata di 4 ore. La legge federale sul lavoro stabilisce che a tutti i lavoratori deve essere garantito un riposo giornaliero di almeno undici ore consecutive.  
La divisione fra i "super lavoratori" e i sottoimpiegati passa anche attraverso le qualifiche. Fra gli iperspecializzati, e i poco qualificati, senza grandi competenze. Fra i quadri e gli specialisti e le "maestranze" generiche. "In alcuni settori dove il lavoro non è regolare, dove ci sono dei picchi si può pensare ad una liberalizzazione temporanea degli orari, ma deve essere regolarmente compensata nell’arco dell’anno - osserva l’economista Sergio Rossi -.  Ad un aumento deve  seguire una riduzione in altri periodi. Una settimana di 4 o di 3 giorni. Non solo: il lavoro deve essere remunerato correttamente, altrimenti siamo di fronte a prestazioni gratuite. Cosa che può portare a forme di burnout da parte dei lavoratori che non vedono riconosciuti i loro sforzi".  Perché ci sono lavori più stressanti di altri. Nel settore medico-sanitario, ad esempio, il lavoro intenso, gli orari troppo lunghi sono fra le ragioni che spingono molti  infermieri ad abbandonare l’impiego.  
Ma è tutto il  mondo del lavoro, a seguito delle nuove tecnologie, ad aver subito un’accelerazione. Oggi si lavora nel weekend. La sera.  Perennemente connessi. "Bisognerebbe poi ritornare a distinguere più nettamente il tempo di lavoro da quello di non lavoro, pensando ad una ridistribuzione settimanale del lavoro che il progresso tecnico ci permetterebbe - conclude Rossi -. Ma in  realtà siamo stretti in un ingranaggio che imprigiona. O si resta  dentro un sistema, lavorando sempre di più. O si viene esclusi, finendo ai margini".

c.m.
15.10.2017


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