Il chirurgo Simone Ghisla sugli orari di lavoro in corsia
'Nuova organizzazione
nei nostri ospedali'
MAURO SPIGNESI


Da chirurgo non guarda l’orologio. "E nessuno dei miei colleghi lo fa, perché chi lavora nella sanità guarda innanzitutto al paziente". Simone Ghisla, chirurgo, è stato presidente cantonale dell’Associazione medici assistenti e capiclinica, dopo aver lavorato in diversi ospedali, non solo ticinesi, ma anche in quello regionale di Burgdorf (Emmental) e quello universitario di Berna. Ha dunque visto come sono organizzati i servizi in diverse realtà della Confederazione. "Per noi medici, ma credo anche per chi ha precise responsabilità operative nelle aziende, gli orari - dice Ghisla - stanno diventando sempre più di difficile applicazione. Almeno per come sino ad oggi abbiamo pensato e concepito l’organizzazione del lavoro. I mutamenti a tutti i livelli ci dicono che ci sono sempre più eccezioni che regole e dunque io credo che senza aumentare il tempo di lavoro bisogna tuttavia ripensare l’organizzazione del lavoro". Come? Simone Ghisla ha un’idea che da una parte rispetta l’orientamento generale dei diversi contratti collettivi e dall’altra va incontro alle nuove esigenze. "Secondo me - spiega - si potrebbe ad esempio pensare a una settimana consecutiva d’attività o a due in un mese, e poi a periodi di sosta. Questo senza superare  le ore previste dagli accordi tra enti e sindacati. Insomma un medico, ma anche un manager, penso ad esempio al responsabile della filiale di una banca, insomma chi ha responsabilità, deve poter riorganizzare il suo lavoro secondo le mutate esigenze della società. E tenendo conto appunto che ha precise responsabilità". Questo non vuol dire, secondo Ghisla, diventare schiavi del lavoro. Ma affrontare i nuovi scenari da una prospettiva diversa. "E più moderna".

m.sp.
15.10.2017


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