Gli orari di lavoro secondo il presidente dei manager
"Ma basta rigidità!
Io non stacco mai"
MAURO SPIGNESI


Ha vissuto negli Stati Uniti dove il lavoro è "full time", un’immersione senza sosta, e la vita ininterrotta 24 ore su 24, senza fermarsi mai. "Ed è per questo che dico che oggi l’orario concepito in maniera rigida, come è stato pensato sino ad ora, con presenze lungo la giornata spezzate dalle soste previste dai contratti, riposi notturni e domenicali, non ha più alcun senso", spiega Vincenzo Ursino, presidente dell’Associazione Svizzera italiana d’organizzazione e management (Asio) e docente Supsi. "È giusto dunque - aggiunge il manager - adeguare le leggi, renderle più aderenti alla società e ai suoi mutamenti". I tempi imposti dalle aziende, piegati su esigenze che oggi non hanno più un senso preciso, per Ursino  alla fine vanno a intaccare anche la qualità della vita. "Perché - spiega il presidente dell’Asio - chi lavora tanto, come è il mio caso o quello dei miei colleghi che hanno parecchie responsabilità, è svantaggiato. Ed è svantaggiato proprio perché qui da noi ci sono orari poco flessibili ovunque. A cominciare, faccio un esempio, dai negozi che chiudono proprio quando la gente termina il lavoro giornaliero. Invece dovrebbe avere la possibilità di fare la spesa. La rigidità, nel mondo di oggi, frena l’avanzare di certe dinamiche importanti, rallenta certi importanti processo di sviluppo".
Secondo il manager allargare l’orario di lavoro, modificarlo, renderlo più vicino appunto alle esigenze quotidiane, come sostengono alcune proposte legislative presentate a Berna, potrebbe portare effetti positivi. "È un discorso complesso - spiega Vincenzo Ursino - ma io credo che l’ottimizzazione del lavoro sia sempre un bene. E può portare più occupazione".

m.sp.
15.10.2017


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