Disposti a tutto pur di uscire dalla disocccupazione
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Un lavoro a 50 anni?
Oggi è meno difficile
MASSIMO SCHIRA


Sono oltre 35mila i disoccupati senior e, negli ultimi 15 anni, la loro percentuale è rimasta pressoché stabile. Tuttavia, se un lavoratore over 50 perde il posto, ha più difficoltà a trovarne un altro. Soprattutto in tempi brevi. E allora si deve reinventare, magari cambiare professione. Perché le aziende tendono a risparmiare e ad assumere giovani. Lo sa bene Travail Suisse che ha chiesto più attenzione per chi resta disoccupato e ha 50 anni o più. Tanto è vero che la quota totale di disoccupati di lunga durata (almeno un anno senza lavoro), sono il 28 per cento. La percentuale più alta in assoluto in questa categoria. E anche in Ticino la situazione non è diversa. "La media annua dei disoccupati iscritti -hanno spiegato i sindacalisti e deputati Giorgio Fonio e Lorenzo Jelmini che hanno chiesto specifici interventi al governo - nel 2016 era di 5.878, di cui 1.265 disoccupati fra i 50 e i 59 anni e 419 ultrasessantenni, per un totale di 1.684 disoccupati over 50, pari al 28,6% del totale dei disoccupati".
Però, se è vero che chi perde il lavoro dopo i 50 anni fa fatica a ritrovarne uno, è altrettanto vero che i cosiddetti "senior" lavorano sempre più a lungo. Dietro questo trend - che fa della Svizzera il quarto Paese al mondo dopo Nuova Zelanda, Svezia e Norvegia per numero di "over 55" occupati - si nascondono diversi aspetti. Da un lato, l’elevato grado di qualifica raggiunto a fine carriera e un’evoluzione demografica molto chiara. Dall’altro, una minor propensione al pensionamento anticipato determinata anche da un sistema previdenziale maggiormente sotto pressione rispetto al passato. Il tasso di disoccupazione dei "senior", intanto, si attesta (dato settembre 2017) al 2,7%, ma il dato - in calo rispetto allo scorso anno - è frutto anche del nuovo equilibrio tra la crescita del numero di "over 50" senza impiego e quello degli occupati in questa stessa fascia d’età.
Tutti aspetti analizzati dal Segretariato di Stato per l’economia (Seco). "Attualmente gli over 50 approfittano del positivo sviluppo economico in Svizzera - spiega al Caffè Fabian Maienfisch, portavoce della Seco -. Il miglioramento congiunturale tocca però i ‘senior’ più tardi rispetto a quanto non succeda per le generazioni più giovani e per questo gli ‘over 50’ continuano a faticare nella ricerca di un nuovo impiego. Al contrario, quando si attraversano momenti più difficili, i lavoratori anziani vengono tendenzialmente licenziati meno facilmente rispetto ai giovani. Ma, mediamente, è vero che i tempi di ricerca di un nuovo impiego per gli ‘over 50’ si allungano. E questo preoccupa parecchio il Consiglio federale.
Non è insomma un caso se a livello nazionale da qualche anno il Dipartimento federale dell’economia promuove una Conferenza sui lavoratori in età avanzata. Dove il tema della discriminazione degli "over 50" sul mercato del lavoro è stato, anche nel 2017, centrale. "Sebbene i dati non attestino un’esclusione sistematica dei lavoratori anziani - si legge nel rapporto finale della Conferenza - vi sono casi in cui si riscontrano pratiche discriminatorie. Un presupposto fondamentale per l’integrazione degli anziani nel mercato del lavoro è l’eliminazione di qualsiasi riserva nei loro confronti". L’aumento delle persone occupate dopo i 50 anni fra il 2005 e il 2015 è aumentato del 33%, superando le 700mila unità. In pratica, il 20% dell’offerta globale di lavoro per la popolazione residente permanente in Svizzera. Una tendenza che ha fatto crescere pure il tasso d’impiego della fascia d’età 55-64 anni, che si attesta stabilmente oltre il 70%: 79% per gli uomini e 66% per le donne. "Il calo degli occupati - conclude Maienfisch - è comunque marcato quando si raggiunge l’età pensionabile, perché in Svizzera la previdenza vecchiaia è molto ben sviluppata".

m.s.
29.10.2017


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