Dipendenti sotto pagati dietro le quinte di alcuni mestieri
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Siamo tutti "complici"
del caporalato digitale
STEFANO PIANCA


C’è chi sfreccia in scooter per consegnare a domicilio la pizza surgelata e appena sfornata. E c’è chi è costretto tutto il giorno ad inanellare telefonate su telefonate cercando di convincere altre persone a barattare un po’ di tempo e pazienza. Le chiamano "professioni di servizio", ma forse sarebbe meglio dire al servizio. Al servizio di un’idea sbagliata di lavoro che la digitalizzazione rischia di diffondere. Con le sue promesse al cliente di acquistare tutto, subito e spendendo meno. Perché basta un clic.
Fenomeni che i sindacati stanno monitorando da vicino, anche se la preoccupazione riguarda ormai tutti i settori, come spiega Vincenzo Cicero di Unia: "La precarizzazione, la flessibilizzazione, come il degrado delle condizioni di lavoro sono qualcosa di generalizzato che però esplode maggiormente in questi nuovi settori".
Non sono necessariamente gli stessi ambiti investiti dalla "digitalizzazione" dei processi  produttivi. Che può essere vista come promessa di un mondo senza più professioni logoranti, se si pensa alla celebrata "industria 4.0". Ma toccano pericolosamente alcune professioni alienanti nel settore del terziario. Sempre di corsa per reggere la velocità della comunicazione tramite Internet. Oggi in Ticino se ne avvertono i primi indizi, conferma il sindacalista di Unia:  "L’impressione è che il fenomeno investirà maggiormente il settore dei servizi. Anche se qui è ancora piuttosto contenuto, soprattutto perché i grandi colossi provengono dall’estero. Tuttavia i grandi distributori svizzeri si stanno adeguando a quello che è il commercio digitale...", ammonisce Cicero. Il riferiemento va alle "cabine" dove chi fa la spesa online potrà in futuro passare a ritirare ciò che ha acquistato. Ma questo sarebbe uno scenario ancora più spersonalizzato.
Le pressioni, ricorda il sindacalista, arrivano dalle grandi aziende, "anche se oggi in Svizzera ancora non ci sono settori da equiparare a ciò che accade, ad esempio, con Amazon". Tra i call center e il fattorino che fa consegne a domicilio, esiste comunque un mondo di mezzo che non tranquillizza: "Migliaia di lavoratori che oggi ricevono un salario inferiore ai tremila franchi. Ma non bisogna per forza scoprirli nelle nuove professioni. Basta guardare nelle fabbriche dell’orologeria o in qualche centro della logistica in Ticino. Sono fenomeni che naturalmente si accentuano di più in cantoni di confine, come il nostro, dove c’è una forte offerta di manodopera e tanti ci speculano. Dai trasporti fino al settore impiegatizio dove troviamo situazioni indicibili". E non direttamente collegate alla sostituzione dovuta ai processi digitali, ma, sostiene il sindacalista, "piuttosto con la volontà di massimizzare i profitti".
Se l’offerta è figlia della domanda, di questa fame di "digitalizzazione" quanto è responsabile il cittadino consumatore... L’interrogativo resta sospeso, anche se il sindacalista non condanna "Certo il cliente cerca sempre il prezzo più basso e la maggiore comodità. Ma questo perché culturalmente si sta cercando di spingere un tale approccio. Si ha sempre meno tempo e il poco tempo libero viene passato sui siti web spinti verso il consumo. C’è una copartecipazione, certo, ma il lavoratore che deve fare i conti con un salario sempre più contenuto cerca anche di risparmiare come può. La sua è una responsabilità indiretta, causata dalla diminuzione del potere d’acquisto", conclude assolutorio Vincenzo Cicero.

s.pi.
29.10.2017


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