Dove emigrano gli investitori a caccia di tasse basse
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Passaporti in vedita
nelle fughe offshore
MAURO SPIGNESI


Le hanno provate tutte. Sono andati via dal Ticino e si sono trasferiti a Zugo, poi hanno fatto retromarcia verso sud e si sono trasferiti nei Grigioni. Tanti imprenditori alla perenne caccia di un tasso di imposte sull’utile più basso, o investitori riottosi a compilare la denuncia di redditi, dopo che la Confederazione ha imboccato la strada del denaro pulito e ha siglato accordi per lo scambio automatico di informazioni, guardano oltre il mare. Verso un’isola che per molti dentro l’Unione europea, è diventata l’ultimo, grande e agguerrito paradiso fiscale: Malta, dove la residenza si acquista attraverso l’investimento. E dove sono state individuate diverse "cassaforti" di artisti, società e imprenditori che figurano nell’inchiesta Paradise Papers.
Un Paese, come l’ha definito Norbert Walter-Borjans, ministro delle finanze del Land tedesco Renania-de-Nord-Westfalia, "Panama d’Europa". E che oggi si presenta facendo il verso proprio alle parole d’ordine utilizzate dalla Svizzera per calamitare negli anni imprese e persone facoltose: stabilità, sicurezza e, soprattutto, una tassazione bassa. Questo grazie al Malta Residency & Visa Program, una normativa che consente di acquisire la residenza se si acquista una casa o la si affitta, se si investono 250mila euro in obbligazioni governative per un periodo minimo di cinque anni, e se si possiede un reddito annuo di non meno di 100mila euro "derivanti da Malta" o di un capitale non inferiore a mezzo milione di euro. Proprio il Malta Residency & Visa Program è risultato per il terzo anno consecutivo il miglior programma di cittadinanza e di investimento al mondo dalla classifica della Henley & Partners, leader mondiale nella pianificazione appunto della cittadinanza e della residenza. Il suo studio annuale, che sarà presentato questa settimana a Hong Kong, è un’analisi sistematica sulle principali migrazioni mondiali e gli investimenti, e dopo Malta al secondo posto c’è Cipro.
Intanto un’inchiesta del giornale Malta Today, ha rivelato che il Paese ha rimborsato 2 miliardi di euro di imposte nel 2015 alle società detenute da stranieri. Un dato che ha fatto scattare più di un campanello d’allarme negli uffici e nel Parlamento di Bruxelles che proprio contro evasione o elusione fiscale, o peggio riciclaggio, ha da anni in corso una crociata. Il primo ministro maltese, il laburista Joseph Muscat, che sarà presente all’incontro  organizzato da Henley & Partners in Asia, ha tuttavia ribadito che il suo Paese non è un paradiso fiscale e rispetta tutte le norme dell’Ue.
Ma le pressioni e i sospetti restano. "Un anno fa - ha scritto il settimanale italiano l’Espresso dopo l’esecuzione della giornalista d’inchiesta maltese Daphne Caruana Galizia, fatta saltare in aria con la sua auto - erano iscritte alla camera di commercio 53.247 società per 78mila proprietari". In pratica Malta ha il tasso d’imposta sui profitti delle società più basso d’Europa. Ufficialmente è del 35%, ma se una società di proprietà di stranieri - che devono avere la fedina penale pulita - distribuisce utili agli azionisti, allora il fisco maltese rimborsa l’85% delle imposte e il tasso reale precipita al 5%. Molto più vantaggioso di altre realtà come Bulgaria (10%) e Irlanda (12,5%). L’isola è così diventata l’eldorado per 600 fondi di investimento. Oltre che per grandi investitori che vogliono "ottimizzare" il proprio rapporto con il fisco e "delocalizzano" il proprio centro degli interessi lontano dalla Confederazione. Nella nuova frontiera dei Paesi offshore che promette passaporti e dimora a ricchi contribuenti stranieri.
Per evitare guai, Malta ha spiegato che la normativa è espressamente vietata ai cittadini svizzeri, dell’Area economia europea (Eea), e dell’Unione europea. Ma il trucco per aggirare il divieto è dato da decine e decine di fiduciarie, trust e altri "schermi" sul filo della legalità come ha dimostrato l’inchiesta sui Malta Files che ha svelato i nomi di centinaia di imprenditori con soldi a Malta. Quasi 8 mila società maltesi sono controllate da azionisti solo italiani. Naturalmente non tutti si sono trasferiti sull’isola illegalmente. Anche dalla Svizzera.

m.sp.
12.11.2017


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