L'ex procuratore Bernasconi sui paradisi offshore
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"I rischi per le banche
sono i clienti stranieri"
MAURO SPIGNESI


Dopo i Panama Papers e i Malta Files, ecco i Paradise paper. Dentro i documenti ci sono anche aziende e persone che risiedono in Svizzera. E che dopo la svolta sul denaro pulito sono a caccia di nuovi "paradisi fiscali". Clienti di studi legali, di fiduciari e banche. Già, dove si emigra per pagare meno imposte? È una domanda che l’ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi negli ultimi anni si è sentito fare da più di un cliente, tanto che ci ha scritto un libro, "Avvocato, dove vado?". Ora spuntano i nuovi "paradisi" apparentemente legali, come Malta, che non è in nessuna "black list" e fa pure parte dell’Unione europea. "Per le banche svizzere questo cambio di strategia - spiega Bernasconi - significa che dovranno verificare con diligenza accresciuta i clienti che si dichiarano residenti per esempio a Malta, Cipro, Montecarlo, Montenegro, Bahamas o Singapore. E capire se siano effettivamente residenti in questi Paesi. Se non lo fossero, allora devono essere segnalati al fisco svizzero che procederà a segnalarli al Paese di residenza effettiva nell’ambito del rispetto e dell’esecuzione degli accordi relativi allo scambio automatico di informazioni finanziarie".
I Paradise Papers, cioè 13,4 milioni di file riservati analizzati da un network di 380 giornalisti in 67 paesi dell’International Consortium of investigative journalist, hanno svelato nuovi modi per "ottimizzare" i versamenti al fisco da parte di investitori e società di proprietà di personaggi del mondo degli affari, della musica e dello sport, in fuga dai propri Paesi per pagare meno tasse. L’inchiesta in Svizzera, peraltro, ha portato la ex consigliera federale Ruth Metzler a dimettersi da consulente di una società di gestione patrimoniale di Zugo. Il Tages Anzeiger aveva svelato il coinvolgimento dell’azienda in presunte malversazioni di fondi del governo dell’Angola. Al centro dello scandalo, l’imprenditore svizzero di origini angolane Jean-Claude Bastos che sino a qualche anno fa risiedeva in Ticino dove ha fondato una società (ora chiusa) e un’associazione a Paradiso.
E dunque fra Panama Papers, Malta Files e Paradise paper, si moltiplicano i rischi per le banche svizzere. Perché molti investitori stranieri lasciano negli istituti elvetici i propri capitali e poi dichiarano di risiedere "fittiziamente" in un Paese a forte vantaggio fiscale mentre in realtà vivono in Italia, Francia, Germania o Stati Uniti. "Non c’è dubbio che questo scenario che sta emergendo - spiega ancora Paolo Bernasconi - stia moltiplicando i rischi legali per la nostra piazza finanziaria. Attualmente le banche svizzere incaricano un responsabile per la conformità fiscale (Fiscal compliance officer) appunto per evitare le sanzioni penali previste dalla legge federale sullo scambio automatico di informazioni non corrette e le sanzioni amministrative da parte dell’autorità di controllo (Finma). È il costo da pagare per rimanere operativi sul mercato globale". m.sp.
12.11.2017


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