L'accesso al "mercato sud" al centro del dibattito
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Risparmi italiani sì
ma "senza" banche
MASSIMO SCHIRA


Le posizioni rimangono distanti. E l’accesso al mercato italiano per le banche svizzere vive un’impasse negoziale. Da un lato, la richiesta italiana agli istituti elvetici di aprire una sede vera e propria in Italia per poter operare sul mercato (si vuole imporre una succursale). Dall’altro, la posizione del mondo bancario, che accusa Roma di non mantenere le promesse, visto che l’Italia si era impegnata a voler migliorare l’accesso al proprio mercato alle banche svizzere. Nel mezzo, l’Europa, visto che le normative dell’Ue impongono a tutte le banche dell’Unione di aprire una succursale nei Paesi esteri per avere accesso al mercato.
Al dibattito si aggiungono questa settimana sulle colonne del Caffè due voci qualificate e antitetiche. Quella dell’economista e docente all’Università di Friborgo Sergio Rossi e quella del presidente dell’Associazione bancaria ticinese, Alberto Petruzzella.  Per Rossi la pretesa delle banche svizzere e, in particolare, ticinesi, di accedere al mercato italiano con regole proprie è "irrealizzabile sul piano negoziale", e "controproducente" per entrambi. Raccogliendo capitali in Italia e gestendoli dalla Svizzera su piazze della finanza globale, alle due nazioni non rimarrebbero che le briciole in termini di guadagni.
Dall’altra parte, Petruzzella ribatte che, sì, le regole europee esistono, ma è possibile trovare una via d’intesa, come del resto fatto con la Germania. Tanto più che Roma aveva assicurato la disponibilità a sedersi al tavolo delle trattative in questa direzione.  In gioco - secondo Petruzzella - ci sono da una parte questioni di principio: "gli accordi vanno rispettati".

m.s.
03.12.2017


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