L'economista Sergio Rossi sulle banche svizzere in Italia
Questa è una pretesa
...controproducente
SERGIO ROSSI, ECONOMISTA


Le banche in Ticino pretendono di accedere al mercato italiano senza dover essere presenti nel territorio oltre frontiera. Si tratta di una pretesa irrealizzabile sul piano negoziale, ma soprattutto controproducente per il sistema economico su ciascun lato della frontiera italo-svizzera. Anche se la Commissione europea per delirio d’ipotesi accettasse la pretesa in cambio ad esempio del mantenimento della libera circolazione delle persone tra Ue e Svizzera, non sarebbe ragionevole continuare a raccogliere i capitali a risparmio in Italia per parcheggiarli nei mercati globali, da cui non "sgocciola" granché né in Italia né in Svizzera. Sarebbe invece molto più utile per l’insieme dell’economia italo-svizzera se le banche elvetiche aprissero filiali o succursali nella penisola.
Contrariamente a una cassa di risparmio, in realtà, qualsiasi banca è in grado di aprire linee di credito ai soggetti economici che offrono garanzie sufficienti per indebitarsi, già prima che la banca raccolga i risparmi necessari per finanziare i crediti da essa concessi. Come ben osservò l’economista austriaco Joseph A. Schumpeter, i prestiti concessi dalle banche sono all’origine dei depositi della loro clientela. Nessun deposito bancario può essere creato dal nulla ma risulta dalla linea di credito concessa da una banca a un soggetto economico qualsiasi. Quando si tratta di una impresa che ottiene un credito bancario per pagare i propri costi di produzione, appare un reddito (sotto forma di deposito bancario) che contribuirà alla crescita economica creando occupazione e risorse fiscali per il settore pubblico in una dinamica virtuosa per l’economia e la società. Se le banche in Ticino adottassero una strategia schumpeteriana è facile capire che accederebbero all’economia italiana dal suo stesso territorio in quanto creditori delle imprese anziché debitori a distanza dei risparmiatori privati o istituzionali. In questo modo potrebbero contribuire allo sviluppo economico dell’Italia, con implicazioni positive non solo per le banche in Ticino ma anche per l’economia elvetica attraverso un maggior interscambio commerciale con la penisola. Le analisi economiche mostrano tutte come la prossimità geografica tra due nazioni, a maggior ragione se condividono la stessa lingua, sia il fattore più importante per sviluppare delle relazioni economiche transfrontaliere. In tal caso, ma solo in tal caso, le banche in Ticino potrebbero tornare a prosperare facendo affari con l’Italia in modo sostenibile nel tempo e nello spazio.
L’abbandono forzato del segreto bancario per la clientela non residente in Svizzera costringe gli istituti bancari in Ticino a rivedere la loro strategia, per recuperare un vantaggio competitivo sulle concorrenti nella penisola. Anziché offrire il passaporto elvetico alle persone che dall’Italia vogliono risiedere fiscalmente in Ticino continuando a detenere i risparmi nelle banche svizzere, le autorità politiche dovrebbero incentivare le banche ticinesi a essere presenti nel territorio italiano in quanto erogatrici di credito alle imprese. L’occupazione e le finanze pubbliche nel Ticino ne trarrebbero un beneficio evidente.
03.12.2017


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