Il direttore di Aiti Modenini sulla legge anti immigrazione
Un elefante burocratico
che produrrà ben poco
STEFANO MODENINI, DIRETTORE ASSOCIAZIONE INDUSTRIE


Non è certo un mistero che le ordinanze federali che devono attuare l’articolo costituzionale sulla regolazione dell’immigrazione non sono una riproduzione del tutto fedele di quanto oggi sta scritto nella Costituzione federale. Del resto non si può dimenticare che la regolazione dell’immigrazione sempre secondo lo stesso articolo costituzionale deve avvenire nel pieno interesse delle prerogative dell’economia svizzera. Dunque il Parlamento svizzero ha agito di conseguenza.
La regolazione dell’immigrazione non avverrà attraverso contingenti della manodopera estera, come avveniva prima dell’introduzione della libera circolazione delle persone fra Svizzera e Unione europea. Vengono creati degli obblighi per i datori di lavoro che dovranno prioritariamente annunciare agli Uffici regionali di collocamento i posti di lavoro vacanti. Tuttavia la non assunzione di persone disoccupate ritenute non idonee non avrà alcuna conseguenza per i datori di lavoro, né essi dovranno fornire giustificazioni.
Ci troviamo di fronte al medesimo inghippo nel quale cade l’iniziativa popolare "Prima i nostri". Non è possibile emanare disposizioni legali che di fatto obblighino un datore di lavoro ad assumere personale ad esempio sulla base del criterio della residenza. Se si vuole agire in questa direzione è molto semplice: si chiede al popolo svizzero di modificare l’articolo 27 della Costituzione federale che salvaguardia la libertà economica e si disdicono gli accordi bilaterali (tutti però, non solo la libera circolazione delle persone) fra la Svizzera e l’Ue.
Anche quando si afferma che "a parità di condizioni si deve assumere una persona residente sul territorio" non si è in grado di specificare cosa significhi questa parità di condizioni. Cosa si pone a confronto? I diplomi di studio conseguiti in Paesi diversi? E come si misura l’esperienza professionale di un lavoratore? Tutti quesiti che nel caso concreto di fronte a un tribunale porterebbero quest’ultimo a cassare ogni pretesa di limitare il raggio d’azione del datore di lavoro.
L’attuazione dell’articolo costituzionale sull’immigrazione di massa inizierà il 1 luglio 2018. A mio giudizio è giustificato e più efficace che l’obbligo per i datori di lavoro di annunciare i posti di lavoro vacanti scatti inizialmente solo a partire da un tasso di disoccupazione dell’8% nella professione. Al di sotto di questa soglia non vi sarebbero infatti sufficienti candidati per i posti vacanti. Problematico invece il fatto che non esista in Svizzera un elenco esaustivo delle professioni e che per diversi settori economici la differenziazione delle professioni sia limitata. Ciò porrà dei problemi nell’applicazione delle ordinanze. Anche il fatto che le informazioni sui posti di lavoro annunciati siano accessibili per un periodo di cinque giorni lavorativi esclusivamente ai disoccupati annunciati presso gli Uffici regionali di collocamento appare eccessivo.
Il problema non sta forse tanto nelle regole ma nella loro applicazione. Le ordinanze di applicazione per il controllo dell’immigrazione rischiano di trasformarsi in un elefante burocratico che partorirà un piccolo effetto topolino in termini di maggiore occupazione. Aiti ha chiesto a suo tempo che venisse introdotto un sistema di regolazione dell’immigrazione che fosse omogeneo e unico a livello svizzero. Vista la follia politica che alberga in Ticino meglio non permettere eccezioni a singoli Cantoni, il cui risultato sarebbe solo quello di ostacolare l’attività imprenditoriale.
17.12.2017


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