Le prospettive per l'economia mondiale e quella svizzera
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Risparmi e lavoro
in crescita nel 2018
LORETTA NAPOLEONI


Non tutti sono ottimisti, ma quasi tutti scommettono su una ripresa che in molti settori è cominciata da tempo. La crescita è nei numeri, in Svizzera come in Europa, in Asia come negli Usa, come spiega qui sotto l’economista Loretta Napoleoni, quasi tutti gli indicatori annunciano un anno che potrebbe rappresentare una sorta di spartiacque. A cavallo tra un 2017 che ha segnato la capacità di ripresa dell’economia e un 2018 che si preannuncia più che positivamente.
Dal globale al locale. La radiografia del tessuto produttivo ticinese, poi, emersa dalle decine di visite aziendali del ministro dell’economia e della finanza, Christian Vitta, mostra una capacità inaspettata per una piccola regione di frontiera come questa. Oltre 38mila aziende (il dato è del 2015), il 92 per cento delle quali con meno di 10 unità lavorative a tempo pieno. Circa 190mila posti di lavoro con un salario mediano, considerando pubblico e privato, di 5’485 franchi. E una disoccupazione in graduale e significativa diminuzione. Secondo i sistemi di rilevamento svizzeri (cioè considerando gli iscritti agli uffici di collocamento) lo scorso fine dicembre i disoccupati rappresentavano il 3,7 per cento. Un dato di poco superiore a quello nazionale, 3,3. Dati, dunque, che riflettono la tenuta e la ripresa dinamicità del tessuto economico locale. La capacità di assorbire i senza lavoro anche analizzando il panorama con la lente dei rilevamenti Ilo, ovvero il sistema di analisi europeo che allarga la "fotografia" ai cercatori di impiego in generale e non solo agli "iscritti". Secondo l’ultimo dato Ilo, a novembre, in Ticino la disoccupazione era al 5,4 per cento, al 5 a livello nazionale. Percentuali fra le migliori a livello europeo.
L’ultimo segnale incoraggiante arriva dagli esperti della banca Raiffeisen che prevedono una crescita del prodotto interno lordo (Pil) del 2,1% per il 2018.


Nel 2017 la crescita globale ha superato tutte le previsioni: al netto dell’inflazione il Pil mondiale è cresciuto del 3,7 per cento contro un massimo del 3,3 per cento previsto alla fine del 2016. Per la prima volta dal 2010 le previsioni sono state aggiustate al rialzo e non al ribasso. Abbiamo girato l’angolo lasciandoci la crisi del credito alle spalle? È quello che sperano molti analisti, tuttavia tutti concordano che è ancora presto per esserne certi.

Quali sono le cause dell’incertezza ?
La risposta più semplice è l’instabilità politica. In occidente il 2017 sarà probabilmente ricordato come l’anno dei contrasti, con molte economie in fase di accelerazione che hanno convissuto e continuano a  convivere con la progressiva frammentazione, polarizzazione e tensione politica, sia a livello nazionale che internazionale. A lungo termine, è improbabile che le prestazioni economiche di queste nazioni rimangano immuni dalle forze centrifughe politiche e sociali. Tuttavia, fino ad ora  mercati ed economie si sono scrollati di dosso il disordine politico, e il rischio di una battuta d’arresto sostanziale a breve termine rimane relativamente piccolo. L’unica eccezione è il Regno Unito, che ora affronta il processo della Brexit in modo disordinato e divisivo. Altrove in Europa, la cancelliera Angela Merkel, gravemente indebolita dai risultati elettorali fatica a mettere in piedi un governo di coalizione. Tutto ciò non è positivo per il Regno Unito o il resto d’Europa, che ha disperatamente bisogno dell’asse Francia-Germania per riformare l’Unione europea.

Quali sono le aspettative per il 2018?
Grazie alle favorevoli legislazioni finanziarie e politiche fiscali, l’espansione economica mondiale dovrebbe continuare nel 2018 e registrare un tasso di crescita superiore a quello del 2017, possibilmente al di sopra del 4 per cento. Nei Paesi più industrializzati le punte di diamante saranno gli Stati Uniti (2,5 per cento), Eurolandia (2,2 per cento) ed il Giappone (1,6 per cento). Il Regno Unito, invece, nel 2018 dovrebbe far registrare un modesto aumento del Pil, intorno al 1,3 per cento, in parte a causa dell’incertezza relativa alla Brexit ed in parte perché il tasso d’inflazione è più alto rispetto a quello dei maggiori partner commerciali, e questo rallenta la spesa per il consumo.

Quali sono le prospettive per le economie emergenti?
Per la prima volta dallo scoppio della crisi del credito l’economia mondiale cresce in sintonia, cioè non solo nei Paesi ad economie avanzate ma anche nei mercati emergenti, un trend che dovrebbe continuare anche nel 2018. I prognostici sono particolarmente positivi per l’economia indiana e per quella russa, entrambe in netta ripresa, ma anche il Brasile nel 2018 potrebbe finalmente riprendere quota dopo la crisi politica del 2016 e 2017. Anche la Cina avrà un anno positivo.

Quali indicatori economici da tenere d’occhio?
Prima di tutto la produzione industriale. Nel 2017 abbiamo assistito ai primi timidi segnali dell’aumento della produttività dallo scoppio della crisi del credito. In molte economie avanzate la capacità industriale inutilizzata sta diminuendo rapidamente, segno che nell’economia reale c’è crescita. Ciò significa che presto la produzione subirà un balzo, specialmente negli Stati Uniti ed in Germania, trainando l’economia di questi Paesi verso la piena occupazione. Nell’Europa  mediterranea, invece, c’è bisogno ancora di una forte crescita pluriennale prima di arrivare ai livelli di produzione ed occupazione americani e tedeschi.  
In secondo luogo bisogna tenere gli occhi puntati sull’inflazione, ancora troppo bassa. Il motivo sembra essere la debolezza dei prezzi delle importazioni e delle materie prime. Nel 2018, tuttavia, dovrebbe verificarsi un graduale aumento dell’inflazione grazie alla riduzione delle scorte avvenuta nel 2017. Altro elemento da non trascurare è il clima. Il 2018 è l’anno della Niña nel Pacifico, un fenomeno che sta causando preoccupanti sbalzi climatici. Nel 2012, la Niña ebbe un effetto negativo sulla produzione delle materie prime alimentari, facendone gravitare i prezzi. Si potrebbe verificare lo stesso fenomeno nel 2018.

E le previsioni di piazza affari?
Sono simili a quelle degli ultimi tre o quattro anni, che si sono rivelate sbagliate: aumento dell’inflazione e crescita anemica dei mercati finanziari. Sebbene tutti concordano sul trend positivo dell’economia reale, alcuni analisti temono un nuovo crollo, poiché gli indici di borsa si trovano ai massimi storici. Il consenso comunque è  per un aumento del 7 per cento dello Standard & Poor, dell’inflazione dall’1,2 al 2 per cento negli Usa e, conseguentemente, del tasso  d’interesse americano. L’inversione di marcia monetaria avrà un impatto negativo sui titoli obbligazionari che potrebbero registrare una calo del 2 per cento, il peggiore dal 1994.

Quali rischi per l’economia mondiale nel 2018?
I maggiori rischi sono probabilmente politici. Le negoziazione del Nafta, l’Accordo nord americano per il libero scambio, continuano ad essere burrascose e non è da scartare che l’amministrazione Trump potrebbe annunciare l’intenzione di ritirarsi se non si raggiunge un accordo entro l’inizio del 2018. Mentre complessivamente le implicazioni per l’economia statunitense sarebbero modeste, il commercio Usa-Messico ne sarebbe colpito duramente e alcune industrie potrebbero addirittura subire delle interruzioni di produzione, ad esempio nel settore automobilistico.
In Europa, l’impatto di una vittoria populista nelle elezioni italiane nel 2018 potrebbe avere serie implicazioni per l’Unione europea. Ma mentre i sondaggi indicano un forte aumento del Movimento a cinque stelle, è più probabile che le elezioni porteranno alla formazione di una vasta coalizione che non metterà in discussione l’appartenenza italiana all’Ue o la sua partecipazione all’euro.
Inoltre, l’escalation delle tensioni attorno alle ambizioni nucleari della Corea del Nord e l’instabilità in atto in Medio Oriente presentano rischi geopolitici con conseguenze incerte e potenzialmente molto importanti per l’economia globale.

C’è pericolo che l’economia cresca troppo rapidamente?
In effetti nel lungo periodo una crescita continua e sostenuta simile a quella registrata nel 2017 potrebbe spingere un certo numero di economie avanzate vicino o anche oltre i limiti della propria capacità produttiva, aumentando così il rischio di una recessione lungo la strada. È probabile che nel 2018 e nel 2019 il rischio che ciò avvenga sia limitato. Ma la Federal Reserve e alcune delle grosse banche centrali dei Paesi più industrializzati devono essere pronte ad usare la politica monetaria per impedire che l’economia cresca troppo rapidamente onde evitare il tonfo recessivo che sempre accompagna questo trend.
Per ora, comunque, anche se con cautela è bene godersi i primi segnali di ripresa economica.
14.01.2018


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