Oltre 60 piccole e medie aziende visitate dal ministro Vitta
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il Ticino che funziona
LIBERO D'AGOSTINO


Il "Tavolo di lavoro" per mettere a fuoco un progetto di sviluppo; le "Giornate dell’economia" sui grandi temi della crescita (fiscalità e competitività, innovazione e sviluppo territoriale, lavoro e formazione); la campagna informativa "Innova. Crea. Cresci" per presentare alle aziende le misure a favore delle piccole e medie imprese e delle start-up; i nuovi servizi degli Uffici di collocamento per rafforzare la collaborazione con gli imprenditori e una sessantina di visite aziendali (qui sopra una selezione di 24) per conoscere da vicino la realtà produttiva del cantone, le difficoltà di oggi e le aspettative per il futuro. In due anni e mezzo d’impegno a tutto campo, il ministro Christian Vitta sembra aver fatto ritrovare al Cantone quella sintonia perduta col mondo economico, che da tempo rimproverava alla politica una scarsa conoscenza dei problemi che si trova a vivere chi fa impresa.
Non è stato un compito facile in un Paese che, stretto nella morsa del protezionismo della destra nazionalista e del massimalismo della sinistra dura e pura, da troppo tempo va spurgando gli umori acidi di nuovi risentimenti e vecchie paure. Con buona parte della classe politica che ha persino alimentato un clima di ostilità contro le imprese e i "capannoni" che devasterebbero il territorio, i frontalieri e gli imprenditori che li assumono.  
Da deputato plrt, Vitta non era stato del tutto immune dal dilagante "primanostrismo" che aveva contaminato un po’ tutti i partiti.  Ma da ministro ha dimostrato una spiccata sensibilità nel coniugare la politica economica con le tutele sociali, in un cantone che ha visto rapidamente crescere l’occupazione e diversificare il suo sistema produttivo,  ma allo stesso tempo l’emergere di un nuovo disagio tra i lavoratori meno attrezzati per affrontare i grandi cambiamenti di questi anni.
Convinto sostenitore del dialogo tra Stato, politica ed economia, il direttore delle Finanze ha perseguito una lucida strategia, con un occhio rivolto al rilancio competitivo del Ticino e l’altro attento a talune distorsioni del mercato del lavoro. Muovendosi con misure mirate su entrambi i fronti. Da buon liberale, Vitta sa che lo Stato non può né deve sostituirsi alle parti sociali,  che può, invece, promuovere il dialogo tra di esse. E in questa ottica  vede i salari minimi, ossia un’opportunità per rafforzare quel partenariato sociale che è alla base della crescita economica. Il ministro ha messo a punto anche una riforma fiscale e sociale come prima tappa, referendum permettendo, di un percorso per migliorare la concorrenzialità fiscale del cantone, senza però trascurare i bisogni delle fasce più deboli della popolazione.
Con la sua direzione alle Finanze, il bilancio 2017 del Cantone ha chiuso la gestione corrente con un avanzo di una ventina di milioni, mentre il preventivo 2018 stima un utile di 7,5 milioni. Un risultato che non si registrava da un trentennio. Un passaggio cruciale per un risanamento strutturale dei conti dello Stato, su cui pesano ancora un debito pubblico di due miliardi di franchi e un capitale proprio negativo per 513 milioni.

ldagostino@caffe.ch
14.01.2018


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