Dietro il successo dei Bitcoin e le altre monete virtuali
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Risiko criptovalute
simulando Wall Street
LORETTA NAPOLEONI


A metà dicembre, quando il valore del Bitcoin è crollato del 40%, quello di Ripple, la moneta elettronica sua rivale, è decollato, quadruplicandosi in pochi giorni. Così Ripple ha conquistato il secondo posto tra le criptovalute in termini di capitalizzazione di mercato. Nel frattempo, anche il valore di altre criptovalute come Ethereum, Litecoin, Nem, Siacoin e Bytecoin, è salito. Poi quando il Bitcoin ha ripreso a crescere tutte le altre monete elettroniche sono scese.
C’è una buona spiegazione dietro la rotazione tra Bitcoin, Ripple, Ethereum e altre criptovalute. Alcuni scambi di criptovalute richiedono che i Bitcoin vengano liquidati in monete per acquistarle. Quindi, gli investitori che già possiedono Bitcoin devono venderli per eseguire tali transazioni. La rotazione da una moneta all’altra non è nuova per gli investitori. È una tecnica ben sperimentata a Wall Street, gli investitori ruotano i loro fondi tra titoli "difensivi" e "titoli ciclici", nei periodi in cui i tassi di interesse, cioè il "costo opportunità" del denaro, rimangono bassi. Quando questo avviene vuol dire che c’è fiducia nelle azioni soggette al processo di rotazione, perché i soldi restano all’interno di queste categorie di beni piuttosto che spostarsi verso altri investimenti sul mercato monetario.
Morale: anche se altamente rischiosa come attività, la speculazione nelle criptovalute è, almeno per ora, un’attività reale. Conferma che il fenomeno più interessante dell’economia della condivisione sono stati i Bitcoin che hanno aperto la strada all’avento delle criptovalute. Molti non saranno d’accordo con questa affermazione dal momento che i Bitcoin sono entrati a far parte degli strumenti finanziari, tant’è che alla fine del 2017 il mercato futuro di Chicago ha iniziato a quotarli. Ma proprio il fatto che siano riusciti a sfondare tutte le barriere corporative della finanza mondiale, dall’emissione di moneta delle banche centrali fino ai controlli delle clearing houses (imprese finanziarie che "assicurano" la solvibilità delle transazioni delle consorelle), prova la potenza del sistema peer-to-peer, e cioè quello della condivisione.
Per chi non conosce la storia della moneta elettronica che nel 2017 ha fatto registrare tra i più alti tassi di rendimento dell’investimento, i Bitcoin sono nati nel 2009 con lo scopo specifico di rendere obsoleto un sistema monetario fiduciario dove la creazione di denaro nasce dall’emissione del debito e tutti i controlli sono in mano alla casta finanziaria. Pochi sanno che da quando il sistema monetario internazionale ha sganciato il valore della moneta da quello dell’oro, dietro i biglietti e le monete che riempiono i nostri portafogli non c’è assolutamente nulla. In God We Trust, si legge sui dollari americani, la moneta è un atto di fede.
In un certo senso anche chi compra e vende le criptovalute esprime un atto di fede, ha fiducia che la moneta ha un valore  dal momento che esiste un mercato dove scambiarla e crede che tale valore rispecchi l’andamento della domanda e dell’offerta. Ma non basta, a differenza dell’euro, del dollaro e di tutte le moneti correnti, i Bitcoin non hanno nulla a che vedere con il debito ma con la quantità disponibile. Sotto questo aspetto i Bitcoin presentano molte delle caratteristiche dell’oro.
La produzione di Bitcoin avviene attraverso un processo definito "mining", di estrazione in miniera, proprio come l’oro. Il sistema crea e distribuisce in maniera causale all’interno della rete della compravendita nuove monete. Per appropriarsene bisogna estrarle attraverso una serie di calcoli che, man mano che il numero di operatori e di Bitcoin estratti cresce, diventa sempre più complesso. Inizialmente, i singoli operatori erano in grado di svolgere questa attività, ma oggigiorno i calcoli sono così avanzati e complessi che solo gruppi di operatori che si alleano, chiamati mining pools, e che si avvalgono di potenti sistemi elettronici computerizzati riescono a trovare la soluzione delle equazioni e a produrre nuovi bitcoin. Significa che il sistema finanziario classico - banche e grandi finanziarie - si trova in una posizione di vantaggio perché ha le risorse necessarie per mettere in piedi tali gruppi.
Come per l’oro, il valore dei Bitcoin riflette la scarsità del bene. La produzione di Bitcoin è infatti limitata a 21 milioni che verranno prodotti nel giro di 130 anni. Il sistema è programmato affinchè l’80% della massa monetaria venga prodotto nei primi 10 anni di vita della moneta. Inizialmente i "minatori" guadagnano dalla produzione, estrazione, delle monete, tuttavia man mano che il numero di nuove monete scende, sarà il costo delle transazioni a produrre i guadagni. Per capire questo concetto bisogna fare un passo indietro.
La rete è la garanzia del valore dei Bitcoin. Per impedire che la stessa moneta sia scambiata e spesa più di una volta, cioè per impedire le truffe, ad ogni Bitcoin è agganciato un sistema di verifica basato sulla condivisione di chi l’ha prodotta e scambiata nel tempo, un sistema definito "di marcatura oraria peer-to-peer", cioè gestito collettivamente. Ogni nuova moneta viene verificata dalla collettività che stabilisce se i calcoli di estrazioni sono corretti, man mano che ciò avviene si crea il blockchain (una catena dei blocchi). Ogni conferma, o nodo, si aggancia all’altra e crea così il primo blocco. Tanto più alta sarà la commissione tanto più veloce sarà il sistema di verifica e l’appropriazione del nuovo Bitcoin. Ottenuto il primo blocco questo si aggancia a quello degli altri Bitcoin ed inizia ad essere scambiato.
La differenza fondamentale con le valute a corso legale è il controllo della creazione di moneta che rimane nelle mani della collettività, nessuna banca centrale può manipolarla. Inoltre il numero finito di Bitcoin che verrà emesso evita l’inflazione della moneta e la susseguente redistribuzione della ricchezza a questa legata. Ciò spiega l’ostracismo delle banche nei confronti dei Bitcoin e l’azione dirompente che la loro introduzione tra gli strumenti finanziari sta creando. Come sempre è impossibile prevedere il futuro, ma il semplice fatto che i Bitcoin ancora esistono è già un passo in avanti verso la creazione di un nuovo sistema monetario che potrebbe essere più equo e funzionale all’economia del villaggio globale.
21.01.2018


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