Sono molti gli impiegati sotto i 4'000 franchi al mese
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Quando lo Stato
fa dumping salariale
ANDREA STERN


Lavorare per lo Stato e dover fare i salti mortali per arrivare a fine mese. Può sembrare un paradosso per chi si ciba di luoghi comuni, eppure è la situazione di parecchie persone in Ticino. Una situazione che è stata in parte mitigata dalla nuova scala salariale entrata in vigore il 1° gennaio 2018 ma che, secondo il segretario cantonale del sindacato Vpod, Raoul Ghisletta, "potrà essere risolta solo con l’introduzione di un salario minimo per tutti".
Lo stipendio più basso versato dal Cantone è attualmente di 3’434 franchi lordi al mese, per i dipendenti a tempo pieno freschi di nomina che rientrano nella classe uno. Una cifra che inizialmente doveva essere di 3’124 franchi, ma che è stata rivista al rialzo grazie al lavoro di concertazione tra il Consiglio di Stato e i partner sociali.
Inoltre, spiega il direttore della Divisione delle risorse, Nicola Novaresi, "nello stabilire il salario d’entrata il Consiglio di Stato ha considerato i minimi salariali previsti nei contratti collettivi delle categorie professionali e ha quindi stabilito, in taluni casi, delle soglie minime superiori".
Buone notizie quindi per i "working poor", ovvero i lavoratori poveri, nominati all’interno dell’Amministrazione cantonale, ma anche per i loro colleghi meglio pagati. "Il nuovo modello retributivo - osserva Novaresi - consente per quasi il 98% degli impiegati attivi un miglioramento della loro evoluzione salariale".
La tendenza al rialzo si registra anche in parecchi Comuni. Come a Lugano, dove il salario minimo per la classe 1 (che comprende 125 collaboratori di cui 122 donne) è stato aumentato quest’anno da 2’928 a 3’154 franchi mensili. O come, per fare un esempio ancora migliore, nel nuovo comune di Bellinzona, dove è stato introdotto un salario minimo di 4’000 franchi per tutti i dipendenti pubblici.
Ma la stessa positiva tendenza non è purtroppo riscontrabile in un’altra categoria di lavoratori, gli ausiliari del Cantone. Una categoria che comprende 842,92 posti di lavoro, interessando quindi oltre un migliaio di impiegati, tra stagiaire, personale di pulizia con contratto a ore, addetti alle mense, invalidi e sostituti dei titolari assenti in congedo.
A differenza dei nominati, gli ausiliari non rientrano nella scala stipendi del Cantone e non godono quindi degli scatti salariali. Ricevono un salario fisso, "che viene deciso dal Consiglio di Stato, non si sa come, e che non viene mai modificato - osserva Ghisletta -. Ci sono donne delle pulizie che continuano a percepire lo stesso stipendio da vent’anni". E questo nonostante l’aumento del costo della vita. "Inoltre un ausiliario non ha garanzie. Può succedere che un anno il suo orario lavorativo venga ridotto, con conseguente riduzione del salario. E il Cantone resta libero di non rinnovare il contratto a suo piacimento".
Il segretario cantonale Vpod spiega che quella di ricorrere a un regolamento diverso per il personale ausiliario è una scelta che è stata fatta dal Consiglio di Stato negli anni ’90. "Come sindacato intendiamo aprire una trattativa su questo capitolo - afferma Ghisletta -, perché riteniamo che l’adattamento dei salari si debba ripercuotere anche sugli ausiliari".
Ghisletta non nasconde però un rischio. Quello che in caso di aumento di salario questo personale, divenuto troppo caro, possa essere sostituito con addetti di società private, "come è accaduto, ad esempio, con le donne di pulizia di Losone".
La strada maestra, per il Vpod, resta quindi quella del salario minimo generalizzato.
r.c.
21.01.2018


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