I sindaci dei paesi di confine replicano alla proposta di Zali
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'Noi spendiamo i ristorni
per trasporti e strade'
MAURO SPIGNESI E ANDREA STERN


Noi i soldi che arrivano dalla Svizzera, circa 200mila euro, li spendiamo già in opere transfrontaliere. E non abbiamo alcun problema a spiegare come, siamo per la massima trasparenza", dice Davide Brienza, vicesindaco di Ronago. "Abbiamo realizzato i parcheggi - aggiunge - in modo che i lavoratori diretti ogni mattina in Svizzera possano lasciare l’auto qui e prendere i mezzi pubblici. Sono gratis, a parte quello del cimitero. Poi abbiamo investito nella videosorveglianza ai valichi". Gli amministratori dei paesi di frontiera guardano al Ticino dove il presidente del Consiglio di Stato, Claudio Zali, ha chiesto di vincolare il riversamento dei ristorni - circa 80 milioni di franchi - al finanziamento di interventi sulla mobilità transfrontaliera. Ma il governo a maggioranza ha deciso di rinviare la decisione dopo un incontro con la Regione Lombardia. Ora la proposta andrà in aula in Gran consiglio, anche se Berna (vedi articolo a fianco) ha già detto no.
"È dal 1974 che soldi che arrivano dalla Confederazione sono vincolati - spiega Mirko Baruffini, vicesindaco di Uggiate Trevano e consigliere della Provincia di Como - e servono per viabilità, trasporti e servizi. Dunque la normativa prevede già quanto richiesto dal governo ticinese. Richiesta peraltro assolutamente legittima. Però, per una questione di reciprocità, magari anche noi, anche io che lavoro in Ticino e sono tassato alla fonte, avrei diritto di capire dove finisce l’altra parte delle mie imposte, quelle che restano in Svizzera. Naturalmente la mia è una battuta". Uggiate, 500 frontalieri, ogni anno riceve in media circa 600mila franchi di ristorni.
Parecchi soldi arrivano anche alla Provincia di Varese, in tutto 8 milioni, e a quella di Como, oltre sei milioni. In questi enti vengono riversati i soldi dei comuni con meno del 4% di frontalieri. "Noi li usiamo interamente - dice Baruffini - in opere stradali e sicurezza attorno alla linea di confine con la Svizzera". Anche sul fronte piemontese le risposte sono simili a quelle della Lombardia. "Noi siamo obbligati a spendere questi soldi per opere utili sulla fascia di confine - spiega il sindaco di Cannobio Giandomenico Albertella - tanto che quest’anno una parte li abbiamo impegnati per uno studio sulla messa in sicurezza della statale 34, dal confine di Brissago a Verbania. Capisco il senso della richiesta del Consiglio di Stato ticinese ma non capisco il principio. Perché se si bloccano i ristorni non è che si fa pressione su Roma, si fanno semplicemente danni ai piccoli paesi che senza quei soldi, visto che i nostri lavoratori pagano le tasse in Svizzera, il Comune fa fatica ad andare avanti". Cannobio, un migliaio di frontalieri, può contare su ristorni che variano, secondo gli anni, da 900mila euro a un milione e 100mila.
"Il nostro - avverte Guido Bertocchi, sindaco di Bizzarone - è un piccolo paese con 200mila euro di ristorni, possiamo fare ben poco. E comunque ci atteniamo alla lettera alla legge sistemando strade e parcheggi". Anche nei centri attaccati al Ticino la situazione non muta. "I ristorni li abbiamo usati - spiega Massimo Mastromarino, sindaco di Lavena Ponte Tresa - per interventi che vanno dalla depurazione del lago ai parcheggi, dalla manutenzione alle strade. Tutto in base all’accordo del 1974. Rispetto al bilancio comunale, che è di circa 8,5 milioni di euro, rappresentano circa il 20% delle entrate". Da un sindaco all’altro. "Prevalentemente - racconta Bernardino Busti, sindaco di Marchirolo - spendiamo per adeguare i servizi all’incremento della popolazione. Prima dell’avvento del frontalierato, Marchirolo aveva 700 abitanti. Ora ne ha 4.000. I nuovi arrivati sono persone che lavorano in Svizzera, ma siamo noi a dover garantire i servizi. L’anno scorso abbiamo ricevuto 830mila euro di ristorni".
"Per noi - dice Giuseppe Farina, sindaco di Valsolda - i ristorni sono linfa vitale. Siamo un comune di 1.500 abitanti, di cui circa 400 frontalieri. Senza quei 350mila euro annui non potremmo fare nulla. Anche perché a causa del patto di stabilità, il governo italiano ci consente di procedere unicamente a interventi urgenti e mirati". Un leit motiv, questo degli interventi mirati. "I ristorni sono un capitolo vincolato dei nostri bilanci – spiega Alberto Trabucchi, sindaco di Blevio – nel senso che devono essere legati a opere pubbliche inserite in una specifica lista. E se i soldi non li usiamo così poi sono guai, perché l’organo di controllo della Corte dei conti è molto atteno". Blevio ha oltre 70 frontalieri e per ognuno di loro prende in media circa 1'100 euro all’anno. Dal lago di Como al Verbano. "Per spendere i ristorni noi – spiega il sindaco di Cannero Federico Carmine – dobbiamo compilare e mandare a Roma una relazione dove precisiamo che tipo di lavori abbiamo effettuato. Inoltre con la regione Piemonte e gli altri Comuni della nostra zona abbiamo firmato recentemente un protocollo per mettere in sicurezza la statale 34 impegnando una parte di questi soldi per i prossimi tre anni". Dalla provincia di Verbania a quella di Varese. "I ristorni rappresentano una quota importante del budget per un comune piccolo come il nostro - dice Bruna Jardini, sindaco di Valganna, paese di 1600 abitanti -. Ogni anno riceviamo circa 180mila euro, qualcosa più qualcosa meno. Con quei soldi realizziamo soprattutto opere a favore dei frontalieri, dalle asfaltature alla sicurezza".

mspignesi@caffe.ch
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27.05.2018


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