Gli svizzeri temono per il 1° pilastro e allora risparmiano
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Sempre meno fiducia
nelle casse dell'Avs
PATRIZIA GUENZI


Chi fa da sè fa per tre. Al nostro futuro ci pensiamo noi. È la reazione di molti svizzeri, preoccupati per lo stato delle finanze dell’Avs. Per cui, prima di tutto, credono sia meglio contare sulle proprie forze, in seconda battuta sulla famiglia e soltanto al terzo posto sullo stato sociale. In sostanza, senza un risparmio proprio, gli anni della vecchiaia saranno molto grami, pensano gli svizzeri. La fotografia che gli abitanti della Confederazione fanno del proprio futuro è a tinte piuttosto fosche. I dati emergono da un recente sondaggio, che ha coinvolto 10.400 persone, realizzato dall’Istituto di ricerca Sotomo, l’Accademia militare, il Politecnico federale di Zurigo e l’Associazione svizzera delle assicurazioni. Un’inchiesta che non lascia spazio a molti dubbi: tre quarti degli svizzeri temono per la loro previdenza vecchiaia, hanno paura, una volta raggiunta l’età della pensione, di non avere sufficienti mezzi economici per vivere dignitosamente. Una preoccupazione condivisa anche dall’economista Christian Marazzi (vedi articolo sotto).
I più in ansia sono i giovani e le donne. Ma anche chi ha superato gli "anta" ammette di non sentirsi sicuro per il proprio futuro economico. Ad aggravare la sensazione di incertezza, il timore di perdere il lavoro (per il 21 per cento degli interpellati), ma anche di ammalarsi gravemente, di avere un incidente, di essere vittima di una catastrofe naturale e di altre contingenze che potrebbero minacciarne l’integrità psicofisica. In passato, durante altri sondaggi simili, lavoro e malattia già figuravano tra i timori più citati, mentre le preoccupazioni legate alla propria vita oggi sono due volte superiori agli scorsi anni. Anche la percezione del rischio di catastrofe è esagerato.
In realtà, la sfiducia nel primo pilastro non è una novità. Era infatti già emersa nel 2017. L’Avs l’anno scorso era il cruccio numero uno degli svizzeri. Non è un segreto che da parecchi anni dalle casse dell’Avs escono più soldi di quanti ne entrano. Il deficit, dai 320 milioni di franchi del 2014, è salito a 579 milioni nel 2015, a 767 milioni nel 2016. Per sforare il miliardo nel 2017, malgrado le previsioni fossero molto meno nere. E se nessuna misura verrà presa, nel 2030 il deficit potrebbe raggiungere i 7 miliardi.
Che fare? Risparmiare. Contare sulle proprie forze, non farsi grandi illusioni sul futuro delle rendite pensionistiche pensano gli svizzeri. Sì perché se il primo pilastro piange, non ride certo il secondo, ovvero la cassa pensione detta anche previdenza professionale, obbligatoria per i lavoratori dipendenti. Chi può permetterselo, sottoscrive un contratto per il terzo pilastro (il risparmio proprio appunto, la previdenza individuale). Da anni banche e assicurazioni propongono soluzioni su misura per ogni tipo di necessità. Chi può ha sottoscritto un contratto di questo tipo, che tra l’altro si rivela conveniente anche dal profilo fiscale.
Gli svizzeri, si sa, sono molto prudenti, attenti, oculati se di mezzo ci sono i soldi. Sulla gestione delle finanze sono esemplari. Era emerso anche da un recente sondaggio di Comparis.ch. Circa una persona su due risparmia regolarmente, senza limitare troppo i propri consumi. Più di una persona su cinque riesce addirittura a mettere da parte qualcosa sempre e comunque, indipendentemente dal reddito. Tra i "grandi risparmiatori" le donne, con un 26 per cento, mentre solo il 19 per cento degli uomini rientra in questa categoria.
C’è da immaginare che, finanze permettendo, il risparmio proprio aumenterà, dunque. Visti i chiari di luna previsti per le finanze dell’Avs e per le rendite del secondo pilastro, che continuano ad alleggerirsi, non resta altro da fare se non mettere da parte regolarmente un po’ di soldi. In fondo è quello che gli adulti insegnano ai propri figli. Non fare mai il passo più lungo della gamba, cercare sempre di risparmiare qualche cosa per i tempi più difficili.

pguenzi@caffe.ch
24.06.2018


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