I riflessi della crisi del 2008 sull'economia svizzera
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"Nessuna lezione
dal crac di Lehman"
MAURO SPIGNESI


No, da quel fallimento, il disastroso e devastante fallimento di Lehman Brothers, non è stata tratta alcuna lezione. Anzi, la crisi è sempre lì, a un millimetro". L’avvocato e docente di diritto penale dell’economia Paolo Bernasconi, che collabora con il Centro studi dell’Associazione bancaria ticinese, è pessimista. "E non potrei essere altrimenti - replica -. Basta vedere cosa sta accadendo in Turchia e in Argentina, solo per fare due esempi. Quelle economie stanno esplodendo e i riflessi, come era accaduto con Lehman Brothers, si sentiranno anche da noi, in Svizzera". Come si erano sentiti quelli del fallimento della Lehman Brothers, travolta dalla crisi dei mutui subprime, che aveva coinvolto diversi istituti elvetici, costretti a rimborsare i clienti con risarcimenti da milioni e milioni di franchi.
"Però c’è da dire che le banche svizzere - aggiunge Bernasconi - hanno recepito le direttive che sono arrivate dalle varie autorità finanziarie. A cominciare dai continui adeguamenti al principio del regime too-big-to-fail, cioè troppo grandi per fallire, che hanno riguardato soprattutto i principali istituti costretti ad avere sempre più capitale proprio e a distribuire attentamente i rischi per evitare appunto di finire nei guai". E di dover ricorrere all’aiuto dello Stato, e dunque dei contribuenti, per poi uscirne. Ed ecco perché il Consiglio federale dall’ottobre 2008, riprendendo le indicazioni non soltanto europee ma anche di importanti economisti, ha dettato nuovi parametri attraverso la banca nazionale. Che tuttavia mentre da noi ha avuto un effetto-argine, così non si può dire per altri Paesi dove i parametri di rischio non vengono rispettati. O meglio, vengono rispettati formalmente ma non nella pratica. "Ed ecco perché la crisi è sempre incombente. Pensiamo soltanto alle grandi banche cinesi che sono gonfie di prodotti a rischio o che hanno strategie che non si sa da che parte porteranno. Se saltano da un giorno all’altro, come è capitato con la Lehman Brothers, che succede?", si chiede ancora Bernasconi.
Già, in un sistema globalizzato, come ci ha insegnato il crac di Lehman Brothers, l’effetto domino è dietro la porta. Tanto che numerosi centri di ricerca economica in questi ultimi dieci anni hanno messo in guardia i governi di tutto il mondo, per evitare di dover affrontare una nuova bancarotta di dimensioni mondiali. "Ma i governi - spiega ancora Paolo Bernasconi - si sono dimostrati totalmente inaffidabili. La speculazione finanziaria viene portata avanti senza regole in molti Paesi, dove c’è un clima di liberismo esasperato, una voglia di annullare le regole e di imporre principi di sovranismo con regole fatte in casa. E questo a breve termine nuoce gravemente all’economia e a lungo produrrà seri danni per i clienti, per quei risparmiatori che dalle banche vengono spremuti come limoni".

m.sp.
09.09.2018


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