Quattro idee sulla strategia da adottare a medio termine
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L'economia ticinese
a un punto di svolta
ANDREA STERN


Il settore finanziario si è ridimensionato. La moda inizia a perdere qualche pezzo. Il turismo stenta. Quale strategia di sviluppo economico e aziendale deve attuare il Cantone per i prossimi 10-15 anni? Lo spunto di riflessione l’ha lanciato l’economista Amalia Mirante, candidata ps al Consiglio di Stato, sulle colonne del Corriere del Ticino. E il Caffè ha girato la domanda anche ai candidati degli altri principali partiti.
"Il Ticino non era solo banche, non è solo moda e non sarà monosettoriale - premette Cristina Maderni, fiduciaria e candidata plrt -. Abbiamo un tessuto economico variegato, con realtà industriali e tecnologiche di altissimo livello che sono sconosciute ai più". Sarebbe quindi azzardato indicare un unico filone di rilancio. "L’importante è mantenere delle buone condizioni quadro e restare competitivi - spiega -. Non solo fiscalmente, ma anche a livello di collegamenti, di risorse tecnologiche e di formazione". In merito a quest’ultimo aspetto, Maderni ritiene necessario rendersi conto che non si finisce di studiare una volta ottenuto il diploma. "Siamo confrontati a un’evoluzione che va a una velocità esponenziale rispetto a quella del passato - osserva -. Quindi anche noi come persone non possiamo fermarci, adagiarci. Dobbiamo continuare a evolvere".
L’avvocato Michele Rossi, candidato ppd, vede dal canto suo l’attuale momento di incertezza come un’opportunità unica per reindirizzare lo sviluppo economico. "Forse per la prima volta nella storia del cantone - afferma - dobbiamo mettere l’accento sulla creazione di valore. Le riforme fiscali all’orizzonte sono l’occasione per chiedersi cosa vogliamo fare da grandi". La fortuna, se così si può dire, è che si parte da una buona base. "Abbiamo un buon potenziale - sostiene Rossi -. Penso alla farmaceutica, al trading, all’industria specializzata, alla ricerca e ai nuovi rami nel settore finanziario. Determinante sarà però accompagnare la politica economica a un politica della formazione adeguata. Più formazione professionale, più specializzazioni e più formazioni continue. Solo così il sistema Ticino, che è in concorrenza con il resto del mondo, potrà cogliere le nuove opportunità".
Ottimista, o perlomeno fiducioso, è anche Daniele Caverzasio, possibile candidato leghista. "Abbiamo diverse aziende innovative che stanno investendo, penso ad esempio a Sintetica - afferma -. Dobbiamo essere consapevoli che non siamo un cantone che può fare concorrenza a chi sfrutta il basso costo. E dobbiamo ricordarci che abbiamo un territorio limitato. Certi settori, come la logistica, necessitano di grandi spazi e portano poco valore aggiunto. Bisognerà quindi attirare le aziende che fanno innovazione e che possono creare posti di lavoro anche per i residenti. Senza dimenticare la piazza finanziaria che, seppur mutata, resta di prima qualità. E il settore sanitario, che diventerà sempre più importante".
Infine Amalia Mirante crede che "sia necessario, quando si pensa allo sviluppo, non guardare solo ai fattori competitivi di breve termine, come la fiscalità, ma anche in prospettiva alle strategie davvero innovative". La sua idea di strategia di sviluppo a medio termine l’ha lanciata poiché ritiene che "sarebbe il caso di fermarsi, fare la fotografia del presente e poi sedersi tutti, Usi, Supsi e centri di eccellenza presenti sul territorio, per capire dove vogliamo andare". Mirante è critica nei confronti di una politica che, a suo dire, attira aziende che creano posti di lavoro, ma offrono bassi salari. "Dobbiamo creare le condizioni affinché i nostri giovani, una volta laureati, possano tornare in Ticino - sostiene -. Non basta più creare posti di lavoro, non basta più la quantità. Bisogna puntare sulla qualità delle nostre proposte economiche".

astern@caffe.ch
16.12.2018


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