Gli industriali vogliono un Ticino più competitivo
"Per guardare al futuro
va rivista la fiscalità"
ANDREA STERN


Prima di pensare alle strategie di sviluppo a medio termine, il Ticino deve rivedere la propria fiscalità, secondo Stefano Modenini, direttore dell’Associazione industrie ticinesi. "È urgente una riforma fiscale cantonale - sostiene -. A maggio voteremo sulla riforma fiscale federale. Se, come si auspica, questa verrà approvata, tutti i cantoni metteranno in atto a loro volta delle riforme. Il Ticino è già oggi nella parte bassa della classifica della competitività fiscale. Se non si interviene, rischierà di scivolare all’ultimo posto".
Una volta adeguate le tasse, cosa bisognerà fare? "Bisognerà smetterla di mettere i bastoni tra le ruote agli imprenditori - afferma -. Bisognerà snellire le pratiche a livello burocratico e legislativo". E soprattutto, aggiunge Modenini, bisognerà cambiare politica. "Il Cantone sta giustamente cercando di sostenere i progetti innovativi - osserva -, ma questo processo di sostegno viene inquinato da misure che sono riconducibili a una politica populista e sovranista che non porta da nessuna parte. Già oggi siamo un cantone poco competitivo. Se non ci diamo una mossa, ne patiremo le conseguenze".
Nella visione di Modenini la politica è quindi una sorta di pachiderma che schiaccia un tessuto economico al contrario dinamico e reattivo. "In Ticino ci sono poche aziende di grandi dimensioni - spiega -, ma ce ne sono tante che pur essendo piccole riescono ad avere mercato all’estero. Quel che conta non è la dimensione, bensì la capacità di differenziarsi, di specializzarsi e di adattarsi ai cambiamenti. Nel cantone ci sono diverse piccole realtà di rilievo mondiale, dalla farmaceutica alla micromeccanica. Queste aziende sono sicuramente una buona premessa per il futuro economico del cantone".
Un aspetto sul quale sarà necessario investire, secondo Modenini, è la formazione. "Ci vuole un migliore confronto tra lo Stato, le parti sociali e il mondo del lavoro - afferma -, per capire come meglio adattare il sistema scolastico ai mutamenti in atto. Oggi la formazione di base è buona. Ma poi non tutti i programmi di formazione professionale sono adattati alle nuove tecnologie. Un dialogo più serrato tra le scuole e le aziende permetterebbe di reagire meglio ai cambiamenti del mercato".
E la scuola, così come la politica, avrebbero molto da imparare dal mondo economico, sempre secondo Modenini. "Le aziende sono confrontate ogni giorno con i costi e con i ricavi - sottolinea - e devono reagire velocemente agli influssi esterni se non vogliono rimanere tagliate fuori dal mercato. Hanno tempi di reazione nettamente più veloci di quelli della scuola e della politica. In questo senso, un confronto tra la parti sarebbe sicuramente proficuo".
16.12.2018


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