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Il parere del geriatra sui lavoratori over 65
"Evita l'isolamento
e fa bene alla mente"
PATRIZIA GUENZI


Non esiste un’età oltre la quale l’esercizio mentale cessa di svolgere il proprio ruolo protettivo. Detto questo, è evidente che mantenere uno stile di vita particolarmente attivo, dal punto di vista lavorativo e sociale, protegge dai tipici acciacchi della vecchiaia. "Protegge sia la mente che corpo - sottolinea il dottor Graziano Ruggieri, geriatra e primario alla clinica Hildebrandb di Brissago -. Restare in attività favorisce inoltre i rapporti sociali, evita l’isolamento che è uno dei maggiori fattori di rischio per chi lascia la professione".
Sono numerose le ricerche in cui emerge che continuare a lavorare anche dopo la pensione giova alla salute. Chi resta nel mondo produttivo dopo i 65 anni, anche solo con occupazioni temporanee o part-time, avrebbe un rischio inferiore di venire colpito da malattie fisiche gravi rispetto a chi smette di lavorare completamente appena raggiunta l’età della pensione. D’altro canto siamo sempre più longevi e in buona salute. L’arco di tempo da dedicare alla professione si può benissimo prolungare. Una scelta che non farà chi si lascia alle spalle un lavoro usurante. Otto ore al giorno sui cantieri per una vita è comprensibile che quando arriva l’ora di smettere si corra via veloci.
Per tutti gli altri, invece, la scelta di rimanere, completamente o in parte, nel mondo del lavoro è molto positiva. "Gli anziani di oggi sono sempre più in forma, le disabilità, fisiche o mentali, iniziano più tardi rispetto a dieci-quindici anni fa - spiega ancora il dottor Ruggieri -. In sostanza, le patologie tipiche della terza età si riscontrano dopo i 75-80 anni". Senza dimenticare le emozioni positive, date anche da quegli imprenditori (vedi articolo nella pagina accanto) che apprezzano i dipendenti over e che dimostrano loro gratitudine.

p.g.
23.06.2019


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