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Il 4,4% di superfici libere in TIcino, si cerca un "colpevole"
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E adesso sullo sfitto
accuse e controaccuse
ANDREA STERN


Nel settore immobiliare comincia a serpeggiare un certo nervosismo. "Non voglio preoccuparmi perché non voglio peggiorare la situazione - dice l’imprenditore luganese Angelo Renzetti -. Però sono perplesso quando sento che il Comune di Lugano vuole costruire centinaia di nuovi alloggi popolari. Mi chiedo chi si voglia foraggiare con queste scelte politiche".
Il Ticino è confrontato con il paradosso di una domanda che si restringe dinanzi a un’offerta che si allarga. Anche quest’anno la popolazione ticinese registrerà un calo, verosimilmente di parecchie centinaia di abitanti. Eppure anche nel 2019 il patrimonio immobiliare aumenterà di oltre un migliaio di unità. La quota di superfici sfitte ha raggiunto il 4,44%, secondo l’ultimo monitor immobiliare di Credit Suisse, pubblicato negli scorsi giorni. Il superamento di quota 5 è ormai dietro l’angolo. Eppure non cessano di ergersi nuove gru.
"Sono tutti cantieri promossi dalle casse pensioni - nota Carlo Garzoni, titolare dell’omonima impresa di costruzioni -. Hanno tanta liquidità e la devono piazzare. Ai privati invece non conviene più, anche perché si pongono loro delle restrizioni molto severe". Allo stesso modo la pensa l’imprenditrice locarnese Renza De Dea. "Io non conosco nessun privato - dice - che abbia in cantiere stabili da affittare e personalmente non mi lancerei in iniziative del genere. Preferisco restare nell’ambito della vendita, dove la situazione è meno grave". In effetti anche Credit Suisse riconosce che sul fronte della proprietà abitativa i segnali sono meno preoccupanti. Ma sottolinea che sempre più stranieri e pensionati svizzero tedeschi stanno mettendo in vendita le loro residenze ticinesi.
"Se vogliamo che il Ticino torni ad essere attrattivo - sostiene l’imprenditore bellinzonese Stefano Artioli -, occorre innanzitutto rendere attrattiva la sua fiscalità. E poi smetterla di vedere tutto nero. Abbiamo il 2,5% di disoccupazione e 70mila frontalieri che ogni giorno entrano per lavorare. Non siamo in crisi, la crisi ce l’abbiamo solo in testa". Artioli sostiene inoltre che l’aumento dello sfitto sia positivo per il mercato. "Le percentuali anomale erano quelle di prima. Quando c’era meno dell’1% di sfitto, voleva dire che su cento appartamenti era disponibile forse solo il sottoscala. E quindi gli inquilini dovevano accontentarsi di quel poco che offriva il mercato. Oggi invece c’è più scelta, c’è più concorrenza. Questo stimola i proprietari di immobili vecchi a rinnovarli per renderli più appetibili".
Secondo taluni però la concorrenza sarebbe falsata. "In campo ci sono gruppi assicurativi e bancari che tramite le loro casse pensioni hanno la potenza per fare quel che vogliono - spiega Renzetti -. Possono costruire centinaia di appartamenti e lasciarli vuoti oppure offrirli a prezzi stracciati. Così a rimetterci è l’economia reale". Anche De Dea ritiene che il problema siano gli interessi passivi. "Costa meno avere un appartamento vuoto che lasciare i soldi in banca. Questo le casse pensioni lo sanno bene". Dal canto suo Garzoni prevede tuttavia un rallentamento. "Penso che presto le casse pensioni - sostiene - si renderanno conto di aver costruito un po’ tanto e cambieranno Cantone. Già oggi si nota un calo di nuovi progetti".
Tutti o quasi contro le casse pensioni, dunque. Tuttavia Artioli ricorda che "non sono qualcosa di astratto, sono gli enti che gestiscono i nostri soldi". Inoltre, aggiunge Paco Fidanza, responsabile della vigilanza sulle fondazioni, le casse pensioni non possono fare quel che vogliono. "Diversificano i loro investimenti - spiega - sulla base di un’ordinanza federale che permette loro di investire nell’immobiliare al massimo il 30% del patrimonio. Quindi, semmai, le critiche andrebbero rivolte al legislatore, non alle casse".  
astern@caffe.ch
(1. continua)
01.12.2019


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