Dal cuoco al commerciate, è un coro di "no" alla politica
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"Quel salario minimo
è davvero deludente"
ANDREA BERTAGNI


Non ci siamo. Il compromesso trovato martedì in commissione della Gestione del Gran Consigio sul salario minimo, che propone almeno 3’400 franchi entro il 31 dicembre 2021, 3’500 franchi entro il 31 dicembre 2023 e 3’600 franchi entro il 31 dicembre 2024, non riscuote successo tra la popolazione. Nemmeno se sarà obbligatorio per 77 rami economici e toccherà gli stipendi di 10mila lavoratori. "Un cuoco dovrebbe prendere come minimo 4’500 franchi al mese - dice Michel Corti, che di professione sta proprio dietro ai fornelli - altrimenti non ci siamo proprio, anche perché lavorare in cucina è pesante". Come lui la pensa Maurilio Gomez. "L’asticella dovrebbe essere posta più in alto, ad almeno 4’000 franchi - afferma - in caso contrario non si riescono a pagare tutte le spese che in Svizzera sono molto costose, come la cassa malati e gli affitti".
Elena Galli riconosce lo sforzo della politica. Anche se lo giudica insufficiente. "È un passo in avanti, ma se non si ritoccano gli stipendi è davvero difficile: ecco perché, secondo me, la forchetta dovrebbe essere tra i 20 e i 25 franchi all’ora". Che tradotto vuol dire una basta paga mensile tra i 3’600 e i 4’400 franchi.
L’insoddisfazione raccolta sulla strada è insomma palese. Se si vuole davvero andare incontro alla popolazione bisognerebbe abbandonare tutte le sfumature dei 3’000 e abbracciare con decisione i 4’000. Marco Tulli è lapidario. "Lasciare la situazione così com’è significa obbligare le persone a ricorrere comunque agli aiuti statali, l’unica possibilità è fissare un minimo a 6’000 franchi". Davide Zuccati è della stessa opinione. "Con quella paga solo una persona sola può arrivare a fine mese, se ha famiglia sorgono già grossi problemi". Consuelo Grassi oggi è indipendente. Ma quando non lo era percepiva 3’800 franchi lordi e a malapena riusciva a coprire tutte le spese. "Ecco perché, se lo Stato vuole introdurre un minimo obbligatorio - precisa - non dovrebbe andare sotto i 3’500 franchi". Più drastico è invece Samuele Colombo. "Le paghe proposte non sono abbastanza e non rappresentano neppure un primo passo - annota - l’unica strada percorribile è il reddito di cittadinanza. Se non si vuole andare in quella direzione, allora bisognerebbe avere il coraggio di stabilire 4’200 franchi mensili".
Se la Gestione ha impiegato cinque anni per arrivare a un compromesso, che dovrà passare ancora dal Parlamento e, forse, da un referendum, la popolazione ticinese è molto più veloce a esprimere il proprio malcontento. Anche perché 5 anni fa ha approvato il principio del salario minimo in votazione popolare. E sta ancora aspettando. "Le somme proposte non mi sembrano affatto positive - spiega Stefano Innocenti - se vogliamo permettere a tutti di vivere dignitosamente occorre perlomeno fissare un minimo di 3’800 franchi". Netto è anche il giudizio di Rocco Esposito. "Con quegli stipendi non si può creare una famiglia - sottolinea - e vivere diventerebbe quasi impossibile. Se fosse per me darei 4’200 franchi lordi, altrimenti diventa veramente difficile far quadrare i conti con i costi degli affitti e tutto il resto". Anche Gautam Mandal ritiene che le discussioni dovrebbe cominciare solo a partire dai 4’000 franchi. "Non capisco come non si riescano a trovare soluzioni che tengano conto del costo della vita", precisa.
Eppure… eppure la soddisfazione della politica per aver raggiunto un’intesa è tanta. Anche se c’è già chi, come il sindacato Unia, sta pensando di raccogliere le firme e portare la popolazione alle urne. "Credo che la politica abbia voluto lanciare un messaggio - dichiara Filippo Nanni - ma bisogna anche sensibilizzare i datori di lavoro, altrimenti non si va lontano. Ecco perché penso che 5’600 franchi potrebbe essere un buon reddito". Quegli stessi lavoratori che secondo Governo e Associazione industrie ticinesi (Aiti) potrebbero beneficiare di più delle "buste paghe di Stato". Percependo oggi gli stipendi più bassi in assoluto. "Forse saranno contenti i frontalieri, non lo so - commenta Ivano Cascone - di sicuro non ha senso cambiare se il salario minimo non raggiunge almeno i 4’400 franchi al mese".
abertagni@caffe.ch
01.12.2019


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