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A Chiasso e Ponte Chiasso i negozi si reinventano
"Idee e nuovi posteggi
per resistere alla crisi"
ANDREA BERTAGNI


Divisi da un confine. Uniti dalla crisi. A Chiasso e a Ponte Chiasso i negozianti non sembrano vivere in due Paesi differenti. Gli affari sono calati sia in Svizzera che in Italia. Ma per ragioni diverse. E per resistere bisogna reinventarsi. Anche perché i bei tempi sono andati. E il presente è un’incognita. "Dal 2010 in poi ci siamo impoveriti anche noi, non soltanto gli svizzeri - dice Roberto Resenini, titolare di un negozio di scarpe quasi attaccato alla dogana -. La torta è sempre la stessa, ma ora ci mangiano in tanti: dieci anni fa non c’erano così tanti centri commerciali e outlet nei paraggi, ma soprattuttto il commercio online non era così sviluppato". La ricetta sembra dunque essere solo una: innovarsi. "Quando ha aperto il Foxtown a Mendrisio - continua Resenini, a Ponte Chiasso da 38 anni - abbiamo ad esempio cominciato a vendere marche di calzature che a Mendrisio non avevano".
Qualche metro più avanti, l’atmosfera è la stessa. "Siamo a Ponte Chiasso da 90 anni - spiega Giuseppina Cocquio, che ha un negozio di abbigliamento - e mai come adesso stiamo soffrendo. Il quartiere si è trasformato in un grande parcheggio per chi entra e esce dalla Svizzera senza fermarsi. Inoltre il settore bancario svizzero è entrato in crisi e i nostri abiti si vendono molto meno". Bisogna risollevarsi. Ma come? "Bisogna fare nuovi posteggi e di unire le forze con i commercianti chiassesi - dice Cocquio -. Chissà, magari possono nascere collaborazioni interessanti".
La tabaccheria di Monica Dubini è a pochi metri dalla dogana, solo dall’altra parte. In Svizzera. "Ci siamo da 70 anni e se negli Anni 70 e 80 si vendevano bene anche cioccolato, dadi e sigari, oggi ci siamo trasformati in un negozio di tabacco a tutti gli effetti, anche perché in Italia non c’è così tanta scelta". Non a caso la clientela arriva persino dalla Puglia e da Trieste per rifonirsi in corso San Gottardo. "Rispetto agli Anni 90 - continua Dubini - il fatturato è comunque calato del 50-60%, una volta eravamo in cinque qui in negozio, ora molti meno". Il problema principale a Chiasso in realtà si chiama posteggio. "Non ce ne sono abbastanza - precisa Dubini -, il parcheggio Comacini è stato interrato e a non tutti piace. L’alternativa sarebbe mettere l’auto al centro Ovale, ma non ha senso, è davvero troppo distante dal centro". Dubini si dice inoltre scettica sulle iniziative organizzate dal municipio per ravvivare la cittadina. "Mercatini e manifestazioni varie non portano un bel niente".
Più ottimista Vittorio Frangi, che ha un negozio di elettronica e riparazione di telefoni cellulari a pochi passi da piazza Indipendenza. "Non so quanto possano portare gli eventi - dichiara - però più gente gira, meglio è. Di sicuro conta molto di più il passaparola". Frangi ha un paio di concorrenti cinesi proprio al di là del confine. Ma non si preoccupa. "Non posso fare i loro prezzi, non potrei vivere. Punto sul servizio e i miei clienti, tra cui anche frontalieri, apprezzano".
an.b.
15.12.2019


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