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Voci dalla crisi del commercio tra Locarnese e Verbano
'I clienti non entrano
nei piccoli negozi'
CLEMENTE MAZZETTA


Frontiera che passi, crisi che trovi. Ma con un unico denominatore. I piccoli commerci, i negozi nei paesi di confine, faticano sempre di più a stare aperti. Resistono meglio quelli che vantano una tradizione. Una clientela affezionata. Gli altri, sotto la pressione degli acquisti sul web, ma soprattutto per l’affermarsi dei grandi supermercati e dei centri commerciali, sono messi in un angolo. E così, il commercio al dettaglio sta in piedi, grazie ad alcuni "eroi" che quotidianamente alzano la saracinesca. Che non si arrendono.
Succede a Cannobio, provincia del Verbano, succede a Brissago, ultimo "avamposto" del Locarnese, prima del confine. Dove, a Brissago, resta desolatamente vuota la storica pasticceria Zanzottera. Chiusa da più di un anno, non si trova ancora chi la possa o la voglia rilevare. L’affitto è di 2’500 al mese. "In primavera chiuderanno anche due ristoranti. Il commercio a Brissago è finito. Vanno tutti a Cannobio anche a comperare le sigarette", commenta Ferruccio Marcacci Rossi dello storico "negozio da Monica". Eppure il suo chiosco è un via vai di gente: chi cambia valute, chi acquista sigarette, chi compera cioccolato: "Da noi vengono solo i ‘nostalgici’, quelli che chiedono i dadi del brodo Knorr, ad esempio". Però a 74 anni, Ferruccio è sempre lì, nel suo chiosco, fino alle 20 di sera.  Cento metri avanti, dopo la posta, all’edicola Kuckler, Ilona Ongaro è indaffarata a far fotocopie: "È un servizio richiesto. Io vendo di tutto Ma la gente è sempre meno". Verissimo, nell’edicola si trova di tutto e a prezzi convenienti: cartoleria, libreria, oggettistica. "Eppure la gente ha perso l’abitudine di servirsi da noi, preferisce i grandi centri; non ne posso più di sentire che oltreconfine costa tutto meno". Colpa di una mentalità che guarda solo al profitto, dice Ilona, ma il commercio è anche altro: le persone non comperano solo prodotti, ma relazioni, storie, magia, come sostiene il guru americano del marketing Seth Godin.
Ma non è che a cinque chilometri, oltreconfine, i discorsi siano molti diversi. "Ci salviamo d’estate grazie all’afflusso turistico. Ma d’inverno, da novembre a marzo, è deprimente. Manca gente. Ormai acquistano tutti sull’online, o vanno nei grandi centri. Anche la clientela svizzera latita. Speriamo di risollevarci nella settimana dopo Natale, quando ritornano i tedeschi nelle loro seconde case, qui in paese", dice Lorella Grieco, titolare dell’Old england, negozio di abbigliamento sotto i portici di piazza lago di Cannobio. Anche lei borbotta. Borbotta ma tiene aperto. Confida nella stagione estiva, quando Cannobio può contare su quasi 400mila presenze turistiche. Nonostante le difficoltà, resistono meglio le attività che hanno una lunga tradizione. È il caso di una delle mercerie più antiche di Cannobio, quella di Lorenzo Aguiari e della moglie Cristina: "Il turismo per noi è un di più. Un ottimo di più - spiega Lorenzo Aguiari -. Certo, il commercio è cambiato rispetto ad un decina d’anni fa, ma la nostra attività ha una clientela consolidata in paese, in valle Cannobina e anche in Svizzera".
c.m.
15.12.2019


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